E Tursi toglie la parola ai consiglieri del centrodestra

Aria di cambiamento nella Sala rossa del consiglio comunale, con buona pace del diritto di parola in aula. Il vecchio regolamento del 1988 subirà alcune modifiche, in particolar modo in merito alla durata degli interventi dei consiglieri. «Stiamo valutando la possibilità d’inserire una sorta di “Question time” di tipo parlamentare - annuncia il presidente del consiglio comunale Emanuele Guastavino -. I tempi devono essere ridotti». La decisione, spiega, nasce dal successo che hanno i cosiddetti articoli 38, le espressioni di sentimenti di cui i consiglieri possono avvalersi per dire la propria su qualunque tema a inizio seduta. Rubano troppo tempo, ecco. «È anche un modo per venire incontro agli organi di stampa - si giustifica Guistavino -, che spesso non possono assistere a un’intera seduta consiliare che mediamente dura cinque ore». Fino a oggi l’articolo 38 prevedeva al I e al II comma rispettivamente un’esposizione da parte dei consiglieri di tre e cinque minuti, mentre le più corpose mozioni oscillavano dai dieci minuti per un consigliere per partito e i ben più lunghi venti minuti dei proponenti per l’illustrazione. «I tempi vanno rivisti - continua Guastavino -, anche perché spesso è accaduto che mozioni o interpellanze presentate siano state discusse molto tempo dopo la presentazione, addirittura a distanza di sei o sette mesi». Interventi più brevi e meno possibilità di fare una serrata politica d’opposizione da parte dei consiglieri di minoranza dunque, visto che proprio loro si avvalgono più frequentemente delle interpellanze. Loro accusano: limitare il tempo sarà un danno soprattutto per le mozioni, che sono le iniziative di più alto profilo, perché suscitano un dibatitto ampio e affrontano temi di grande importanza per la città e per i cittadini.