An e Udc divise su tutto, l’asse si è spezzato

Marianna Bartoccelli

da Roma

Dall’Ergife al Palalottomatica sembra a momenti un’unica assemblea. Tra l’Udc e An è un continuo confrontarsi e accusarsi a distanza. Dal congresso Eur continuano a partire strali contro la politica della Cdl e l’assemblea dei delegati dell’Udc si lascia andare a una sola ovazione, quella a Bruno Tabacci che addebita senza mezzi termini a Berlusconi la responsabilità di una probabile sconfitta alle elezioni del 2006. «Le elezioni regionali sono state un referendum contro Silvio Berlusconi», tuona la «spina nel fianco» della Cdl. Dal comitato nazionale di An all’Ergife Gianfranco Fini rivendica invece la positività del governo Berlusconi «la cui leadership non è in discussione» e a Follini manda a dire che il bipolarismo non può essere rappresentato da un centro alternativo alla sinistra, ma al contrario è il centrosinistra ad essere alternativo al centrodestra.
In un virtuale confronto, tra i due alleati principali di Silvio Berlusconi sembrano così emergere con forza le tante differenze di prospettiva. No al partito nuovo stile Ppe voluto dall’Udc, che potrebbe significare lasciare fuori An, mentre Fini dice di sì alla proposta del premier di Fi di dare vita a una costituente «per la formazione del nuovo soggetto unitario che non può essere solo un partito di centro ma di centrodestra».
All’Eur si rafforza l’idea invece che l’Udc sarà promotore di un’altra costituente, quella che dovrebbe portare al Ppe, «partito all’interno dell’Internazionale Democristiana in antitesi all’internazionale socialista», sottolinea il ministro Mario Baccini nel suo intervento. E mentre all’Eur quasi tutti gli interventi propongono l’orgoglio democristiano, la comune radice Dc, e Tabacci ribadisce che il «centro deve essere il perno e che il bipolarismo non regge più e che l’Udc deve stare fuori dal teatrino della politica sul partito unico», Maurizio Gasparri all’Ergife sottolinea la necessità del «bipolarismo per evitare il neocentrismo, per evitare di morire democristiani, per evitare la marginalizzazione della destra». Ed elogia Fini che ha avuto il coraggio «di parlare ancora di soggetto unitario», dopo il pranzo che aveva sancito di accantonare la questione.
Lo scontro più duro tra i due partiti è, e sarà, certamente su quello che Follini ha definito nella sua relazione come «punto fondamentale per andare avanti verso il partito nuovo»: la modifica del sistema elettorale in senso proporzionale. «Da domani dobbiamo uscire da qua con la certezza che la nostra parola d’ordine sarà riforma proporzionale - ha ribadito il presidente del Congresso, nonchè governatore della Sicilia (dove è passata una legge proporzionale con lo sbarramento del 5%, accettato anche da un referendum regionale) Salvatore Cuffaro.
Sul proporzionale cala subito la scure del presidente dei senatori di An. «Follini ieri ha rilanciato il proporzionale, sapete perché? Ma perché qualcuno eleggerebbe Follini in un collegio uninominale?», ha duramente attaccato Domenico Nania. Alla fine quindi An si è trovata a essere al centro del dibattito congressuale dell’Udc, come ha polemicamente notato Mario Baccini: «Mai chiesto a Fini di partecipare al congresso Udc come delegato». E spiega: «Dobbiamo sfondare il muro del centrosinistra e non possiamo farlo solo con un dibattito interno ma dobbiamo recepire le sensibilità che vengono dal paese. Possiamo farlo solo noi dell’Udc». Mentre il sottosegretario agli Esteri, il siciliano Beppe Drago, rimarca: «La meta è il Ppe, il partito unico non è mai stato nei nostri pensieri». Tensioni quindi all’interno dell’alleanza del centrodestra, che difficilmente Follini smorza con il suo laconico: «È chiaro chi sono gli alleati, chi gli avversari dentro la Cdl. Ho già detto tutto ieri», quando aveva attaccato soprattutto la Lega, mentre An era rimasta fuori dalle critiche.
Le attese di tutti sono rivolte oggi agli interventi di Rocco Buttiglione e soprattutto di Pier Ferdinando Casini, annunciati per questa mattina. L’intervento del presidente della Camera non era scontato ma pare che invece ci sarà e sarà «corposo». Punterà sui «valori», tentando di ricomporre i termini dell’alleanza indicando una strada programmatica.