E gli uomini diventano specie protetta

Trentadue uomini e una bionda. Al pub Bohemen, nel centro di Oslo. La bionda non è una birra, è spumeggiante d’accordo ma andiamoci cauti, si chiama Karita Bekkemellen, ha quarantadue anni, è divorziata, è fascinosa con l’ondame biondastro dei capelli ma è un ministro di quelli tosti, delle pari opportunità e dell’infanzia. In Norvegia le donne hanno battuto i pugni sul tavolo, sulle scrivanie, sui banchi di scuola e di fabbrica, miss Karita ha messo per iscritto, roba di un annetto fa, che almeno il quaranta per cento dei consigli di amministrazione delle aziende debba essere attribuito e occupato dalle donne, altrimenti le stesse aziende verranno tolte dal listino di Borsa. La ribellione, si fa per dire, dei maschi di Oslo e paraggi non si è fatta attendere, la NHO, acronimo della confindustria norvegese che racchiude sedicimila imprese, ha censurato la normativa: «Siamo noi che possiamo e dobbiamo scegliere i membri del consiglio di amministrazione, noi e non lo Stato».
Karita Bekkemellen ha fatto finta di non capire la lingua pur venendo da Lillehammer. Ha tirato diritto e ha deciso addirittura di prendere l’uomo per l’orgoglio. Qual è il sito di ritrovo diurno e notturno dei maschi di Oslo? Dove vanno gli sportivi, e non soltanto quelli, a sbevazzare e a raccontare le loro avventure di sesso e rock and roll? Al Bohemen, appunto, e qui li ha radunati, i più importanti del Paese tutto, sportivi, cantanti, attori e anche politici. Fra questi addirittura Torbjorn Isaksen che è il leader dell’opposizione, il quale ha cercato come un bimbo timido, di nascondersi, per la fotografia ufficiale dell’evento, dietro una delle colonne bianche nel patio del pub. Ma lo hanno beccato lo stesso, con quell’espressione un po’ così che hanno gli uomini costretti a tenere bassa la voce e la testa dinanzi alle donne. Se poi queste sono ministre allora è un altro vivere. Dunque i magnifici 32 dovranno occuparsi di restituire dignità e forza alla categoria un po’ depressa, dovranno dunque studiare le soluzioni, le strategie perché nei prossimi anni l’ex vichingo recuperi almeno l’elmo per scansare le mazzolate.
La storia recente non consente distrazioni, il governo norvegese prevede da tempo una quota profondo rosa, su 19 ministri 9 sono donne e per rendere più provocante e provocatoria la questione la signora Anne-Grete Stroem Erichsen va considerata come sodale del nostro D’Alema Massimo, occupando il dicastero degli Affari Esteri, la guerra è guerra per tutti.
«È un problema serio ma non un grande problema» mi ha spiegato Peter Markovski, collega de Aftenposten, il maggiore quotidiano di Oslo: «La Norvegia è questa, non esiste la famiglia tipo con il padre che lavora e la madre che fa da seconda voce. Da tempo ormai la situazione si è capovolta». In verità miss Karita Bekkemellen ha detto che la situazione si è finalmente equilibrata: «Non potevo attendere altri venti, trenta anni per vedere uomini sufficientemente intelligenti nominare finalmente le donne nei loro consigli di amministrazione».
Ma la bionda Karita deve avere qualche sospeso con i suddetti. I quali, restando nell’ambito norvegese, almeno lo spero, devono essere ormai allo sbando. Infatti secondo indagini, studi, sondaggi e affini, i maschi di lassù sono gli asini in qualsiasi livello scolastico, mentre le femminucce sono le prime della classe, inoltre il maschio norvegese soffrirebbe di patologie gravi e di problematica guarigione e, come se non bastasse, paga dazio pesantissimo nei divorzi, soprattutto per l’affidamento dei minori (ma questo ci sembra un aspetto comune dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno). Totale: sono costretti ad ubriacarsi per dimenticare il logorio della donna moderna, magari fuggendo in Lapponia.
La Norvegia, comunque, ha aperto da tempo il fronte, la Francia si sta adeguando, qualcosa si sta muovendo anche in Spagna, meglio non approfondire dalle parti di casa nostra dove prima e dopo l’otto marzo la mimosa è un fiore che non è in vendita nemmeno su e-bay.
A consolidare infine l’immagine «rosa» di un Paese, quello norvegese appunto, va segnalato che dal 1993 è in vigore una legge che garantisce il permesso di lavoro per paternità e dal 2002 è stato istituito Reform, un centro di assistenza rivolto agli uomini. Riassunto: il futuro è dietro di noi, uomini cioè. Ogni tanto conviene voltarsi, così per nostalgia o per «karità».
Tony Damascelli