E le urne di Mirafiori bocciano la linea dura della Cgil

Alla Fiat rinnovati i delegati: perde voti l’ala sindacalista tradizionale. Più consensi a Fismic, Cobas e Ugl. Rinaldini, leader Fiom: «Dovremo riflettere»

Pierluigi Bonora

da Milano

«La Fiom ha fatto della contestazione la principale arma con cui rappresentare gli interessi dei lavoratori. Per 100 euro, che i metalmeccanici hanno ottenuto nell’ultimo contratto, sono state organizzate manifestazioni di protesta che hanno creato solo disagi alla gente. Se la Fiom insieme a Fim e Uilm ci avesse sostenuto, a quest’ora la nuova Fiat 500 poteva essere prodotta a Torino. Gli operai chiedono concretezza». A parlare è Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, il sindacato autonomo che con l’Ugl, in rappresentanza della destra, ha inferto una pesante lezione a Fiom, Fim e Uilm al termine delle votazioni per il rinnovo dei delegati delle carrozzerie torinesi di Mirafiori. I sindacati confederali hanno infatti perso consensi, dirottati a Fismic, Ugl e anche ai Cobas, un palese segnale di protesta. È stata, in buona parte, bocciata la politica portata avanti soprattutto dalla Fiom.
Dalla fabbrica Fiat più grande d’Italia, che dal 2003 ha perso 2.600 lavoratori e ne conta oggi 5.400, è arrivato anche un altro segnale, quello dell’elevata partecipazione al voto. Alle urne sono andati 4.643 addetti, l’87% degli aventi diritto, percentuale in crescita del 5,1% rispetto alle precedenti consultazioni. In tutto sono stati eletti 45 delegati: la Fim è la prima organizzazione con il 27% dei voti e 12 rsu, seconda la Fiom con il 23,6% (11), terza la Fismic con il 19,9% (9), quarta la Uilm con il 14,3% (7). Seguono l’Ugl con il 9,8% (4) e i Cobas il 5,5% (2). Se si considerano anche i tre delegati della Marelli, Fiom e Fim hanno entrambe 12 rsu, la Fismic 11.
«Il risultato - aggiunge Di Maulo (la Fismic conta 20mila iscritti e circa 6mila pensionati) - conferma una tendenza in atto in tutto il Paese e dimostra che i sindacati confederali non possono più arrogarsi il monopolio della rappresentanza dei lavoratori italiani».
Tra i confederali l’unica autocritica arriva dalla Fiom. Il leader Gianni Rinaldini «parla di voto non soddisfacente che richiederà una riflessione attenta e non riconducibile a schemi predefiniti». Soddisfatta, nel complesso, è invece la Fim, il cui segretario nazionale, Bruno Vitali, nel ricordare come la sigla si sia confermata al primo posto in termini di voti e rappresentanti, accusa però la Fiom di aver adottato «una politica di contrapposizione a senso unico e di aver celebrato con troppo anticipo, ritenendo la Fiat ormai perduta, il funerale di Mirafiori».
«A questo punto - prosegue Di Maulo - spero solo che il cambiamento di strategia in atto in casa Fiom non derivi solo dall’arrivo al potere del governo di centrosinistra. In passato, quando a Palazzo Chigi sedevano Prodi e D’Alema il mondo sindacale ha dormito e non sono stati organizzati scioperi quando ce n’era veramente bisogno. Vigileremo perché tutto questo non accada ancora. E la prima occasione che si presenta per scendere in piazza riguarda proprio le promesse fatte sul cuneo fiscale».
Il segretario della Uilm torinese, Maurizio Peverati, auspica invece che «la crescita di Ugl e Cobas contribuisca a creare un rinnovato clima di unità d’azione, in previsione di due appuntamenti imminenti con la Fiat: il futuro di Mirafiori e la contrattazione di secondo livello».
Intanto l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha ribadito ieri il ruolo di Mirafiori come polo industriale e scientifico: «Si tratta di un progetto è molto vasto che prevede di rilanciare le attività produttive di ricerca e sviluppo, sostenere l’indotto automobilistico e favorire la formazione. Più procediamo nel progetto, più Mirafiori, la Fiat e la città di Torino diventano una buona opportunità su cui investire».