E Valentino si commuove: «Ho vinto grazie al pubblico»

«I tifosi mi hanno dato una grande spinta, e ringrazio anche i ducatisti per i loro applausi È stata una delle mie gare più belle. Una vittoria che dà morale: ora arrivano tre piste che amo»

Il cuore disegnato sul casco e il cuore che s’infiamma nel petto del pubblico. Chiamatela ammirazione, empatia, immedesimazione, ma c’è da giurarci: stavolta era impossibile tifargli contro. Non hanno potuto farlo i tanti sostenitori della Ducati e di Stoner e Capirossi e di Melandri. Persino i molti orfani di Biaggi, nascosti fra i prati o nei salotti di casa, sono stati costretti a battere le mani e pensare «dai Valentino che ce la fai». Perché tifando oggi Rossi, oggi che le sconfitte ce lo hanno restituito uomo completo, non si corre più il rischio di sembrar banali o juventini o milanisti o interisti o romanisti dell’ultima ora, insomma quelli che seguono il più forte. Oggi il tifo per il ragazzo di Tavullia è necessariamente trasversale: riceve l’appoggio di chi lo ama e il rispetto di chi lo detesta.
Tutto merito del processo di umanizzazione del campione. Perché Valentino pilota perfetto ha perso un mondiale per un errore tutto suo e non s’è mai nascosto; perché Valentino voleva spaccare il mondo e vendicarsi subito e invece ha dovuto rivedere mestamente tali propositi. Troppo devastante e sorprendente il confronto con il ciclone Ducati e Stoner. Perché il moto mondo cominciava a considerarlo un gran pilota ma non più il re, e lui, appresa l’antifona, ha ribattuto senza infervorarsi: «È normale che le gente ragioni così». Perché Valentino, ricordiamocelo sempre, ogni volta che monta in sella ha tutto da perdere e poco da vincere: se ci riesce è solo un sigillo in più e una critica in meno. Perché, soprattutto, Valentino uomo completo non si è vergognato nell’ammettere «ormai non posso più vincere a mani basse come facevo in passato, queste moto devo ancora capirle... C’è troppa elettronica».
Si sbagliava? Ieri ha vinto a mani basse? Può sembrare, ma non è così. Non dobbiamo farci ingannare dal distacco rifilato a Pedrosa. Le mani di Valentino saranno state anche basse, però erano spellate dalla fatica. Colpa delle tensioni di questi mesi, colpa dell’errore in partenza, colpa dei brividi e del sudore a centro gruppo, colpa dei molti e troppi rischi presi in staccata per avvicinare e passare moto visibilmente più veloci della sua Yamaha. Non c’è stato show a fine gara, nessuna scenetta, nessun teatrino, niente di niente. Valentino ha solo chinato la testa e mostrato il suo cuore grande disegnato sul casco. Poi ha detto: «La mia vittoria più bella». La prima del nuovo Valentino.