E Van Gogh trovò la sua «luce» clonando i susini di Hiroshige

La mostra «Hiroshige. Il maestro della natura» si aprirà martedì prossimo alla Fondazione Roma (già Museo del Corso; www.fondazioneroma.it) presieduta dal professor Emmanuele Francesco Maria Emanuele (nella foto). L’evento, curato da Gian Carlo Calza, presenta per la prima volta in Italia oltre 200 opere di uno fra i maggiori artisti giapponesi di tutti i tempi, provenienti dall’Honolulu Academy of Arts. Oltre alle silografie di Hiroshige, viene offerta ai visitatori una sezione, curata da Rossella Menegazzo, dedicata a foto e cartoline giapponesi ispirate al maestro. Inoltre, a testimoniare l’influenza esercitata da quest’ultimo su van Gogh, si presentano le riproduzioni, effettuate ad altissima risoluzione dalla Rai per la serie «Le mostre impossibili», tre opere dell’olandese che replicano il suo ispiratore: «Ponte sotto la pioggia», «Il giardino dei susini a Kameido» e «Piccolo pero in fiore». «L’ultimo esponente dell’arte ukiyoe (mondo fluttuante) - dice Emanuele - riscosse vasta popolarità presso i collezionisti occidentali e influenzò impressionisti e post-impressionisti, fra cui Degas, Monet, Toulouse-Lautrec e Gauguin».