E Vasco voleva il film sulla Vita spericolata

da Milano

E già, anche Vasco, proprio lui che ha fatto delle parole la propria bandiera, avrebbe potuto diventare regista. Sfogliando Musica per i nostri occhi, il monumentale volume di Domenico Liggeri, salta fuori l’intervista di Vasco Rossi nell’inedito ruolo di aspirante regista: «Dopo Vita spericolata mi avevano proposto di fare un film, diretto ma anche ideato da me, avrei dovuto scriverne pure la sceneggiatura». I punti di partenza c’erano già, la canzone naturalmente, e un film come modello: «Avevo sempre l’idea di cominciare con due macchine che si incrociavano, presa direttamente da un film che si chiamava Punto Zero». D’altronde la storia di Kowalski che il regista Richard C. Sarafian girò nel 1971 è quanto più vicina all’immagine che Vasco ha dato di sé per i primi vent’anni della sua carriera: la sfida contro l’ordine costituito, contro le regole conformi, il viaggio utopistico e romantico a metà tra rivoluzione e autoanalisi. «Avrei fatto anche il regista» dice Vasco. E per di più, avrebbe voluto che «fosse tutto blu, come quella certa luce del mattino». Insomma, «mi sarebbe piaciuto raccontare in un film il concetto di Vita spericolata (...). Mi sentivo interpretato dal giudizio generale in un modo che non mi sembrava giusto: la droga c’entrava soltanto un po’ nella mia storia (...). Ho sempre giocato con delle sostanze, ma con molta attenzione, infatti sono ancora qui». Poi il progetto è tramontato e, spiegando il perché («Uno deve fare quello che è capace di fare»), Vasco dimostra di essere uno dei pochi ad avere ancora le idee chiare.