E in Vaticano si guarda al laico «devoto»

La prima volta, da presidente, a Roma; la prima volta da compagno dell'italiana Carla Bruni (che però non verrà). E, come prevedibile, sarà sempre più Sarko-mania in un'Italia che, a destra, ma in parte anche a sinistra, stravede per lui. Stamane il capo di Stato francese sbarca a Roma e, non c'è da dubitarne, assisteremo a un grande show mediatico. Ma gli argomenti all'ordine del giorno dei colloqui con Prodi e con Napolitano sono tutt'altro che frivoli.
La visita inizierà in Vaticano dove il capo dell'Eliseo incontrerà il Papa, che sarà accompagnato dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, e si prevede un colloquio assai cordiale. Poi a Palazzo Chigi e al Quirinale, Sarkozy affronterà, temi d'attualità, alcuni dei quali scottanti. Uno su tutti: Alitalia. L'Eliseo ha già fatto sapere che eserciterà tutta la propria influenza per convincere il governo italiano a scegliere Air France, anziché la cordata italiana di Air One-Banca Intesa. La compagnia francese pare in vantaggio. E a Roma Sarkozy potrà contare sulla simpatia di diversi ministri sensibili agli interessi dell'establishment europeo, a cominciare da Prodi, che è stato presidente della Commissione europea e da Tommaso Padoa-Schioppa, fino al 2005 membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, senza trascurare Giuliano Amato ed Emma Bonino. Sono ex di peso e non è un mistero che Bruxelles preferisca Air France.
Suscita qualche sospetto il fatto che la decisione sulla vendita della compagnia di bandiera, prevista inizialmente per martedì, sia slittata a domani, 24 ore dopo la visita di Sarkozy a Roma. Il vicepremier Francesco Rutelli sembra temere manovre poco chiare e lancia l'altolà: «Per noi conta che la strategia su Alitalia non si decida a Parigi, ma in Italia», ha dichiarato ieri. E da Milano l'assessore regionale alle infrastrutture Raffaele Cattaneo è ancora più esplicito: «Dobbiamo pensare che sia decisivo il vertice tra Prodi e Sarkozy? Forse c'è qualche intesa sottobanco da rispettare?»
Domande scomode, ma non infondate. L'Italia è in palese ritardo sulla «Tav», che è il secondo grande tema in agenda, e il Paese a essere maggiormente danneggiato dalle nostre lungaggini è proprio la Francia. Pochi giorni fa il commissario Ue Jacques Barrot ha sollecitato Roma a «far presto» e Sarkozy nei colloqui di oggi potrebbe mettere sul piatto della bilancia una maggior o minor comprensione dell'Eliseo nei confronti del governo di Roma. Sullo sfondo si profila un'altra questione delicata: il rinnovo del patto di sindacato di Edison, che vede da un lato le municipalizzate italiane Aem e Asm Brescia e dall'altro la francese Edf.
L'ultimo grande capitolo dei colloqui riguarda il Mediterraneo. Sarkozy propone una nuova Unione tra i Paesi delle sponde nord e sud del Mediterraneo, ma il progetto non piace a tutti. Certo non all'Italia. Ieri il presidente Giorgio Napolitano lo ha lasciato chiaramente intendere nel discorso pronunciato per gli auguri di Natale al Corpo diplomatico: «Le sfide del Mediterraneo devono essere affrontate soprattutto in un'ottica multilaterale e con gli strumenti esistenti del partenariato regionale», ha dichiarato. Ma l'idea non piace nemmeno alla Spagna. Nel tardo pomeriggio arriverà a Roma anche il premier José Louis Zapatero, per un vertice tripartito, che si annuncia difficile per SuperSarkò.