E Veltroni si rigioca la sua polemica: «Governo anti-polizia»

Manganelli: «C’è una Gomorra degli stadi». La Russa critica, ma poi si corregge: «Sa di che cosa parla, bisogna credergli»

da Roma

La mano della camorra dietro l’assalto al treno per Roma degli ultrà napoletani? Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, di fronte alla domanda dei giornalisti, mostra un po’ di scetticismo. «Mi sembra un alibi, gli incidenti succedono purtroppo in tutta Italia, anche dove non c’è la camorra», esclama. Ma qualche ora prima, ad avanzare l’ipotesi di una regia della criminalità organizzata nei fatti di Napoli, era stato da Palermo il capo della polizia Antonio Manganelli. E così, inevitabilmente, sulle dichiarazioni del reggente di An si accende la polemica. La innesca Marco Minniti, ministro dell’Interno nel governo-ombra del Pd. Che si dice «stupito» per l’approccio di La Russa «di fronte a questioni così allarmanti» come i possibili legami curve-camorra, «che vengono invece liquidate come un “alibi” invocato dalle forze di polizia che sono invece impegnate in prima persona».
La questione, peraltro, sembra sgonfiarsi da sé con le parole del vice di Manganelli, Nicola Cavaliere, che pur confermando la contiguità ad ambienti criminali di molti tifosi che hanno «conquistato il treno», esclude una strategia della camorra dietro agli eventi di domenica. E a stemperare il tutto provvede lo stesso La Russa, che corregge il tiro: «Quando ho fatto la prima dichiarazione non mi era stato riferito, come i cronisti possono testimoniare, che a ipotizzare una influenza della camorra nella vicenda di Napoli fosse stato il capo della polizia. Poiché conosco personalmente la serietà e la competenza del prefetto Manganelli, non ho ragione di dubitare della fondatezza delle sue dichiarazioni». Insomma, appreso che la «fonte» dell’ipotesi sulla presenza della criminalità organizzata nelle curve è autorevole, La Russa ne prende atto, anche se ribadisce come «violenze analoghe siano in passato accadute anche in città del Nord come del Sud dove non si può parlare di presenza della criminalità organizzata». E da Viterbo il premier Berlusconi puntualizza: «Io conosco l’Italia, sono sempre stato in mezzo alla gente, in mezzo allo sport che è della gente per bene, non solo dei facinorosi».
Discorso chiuso? Macché. Sul fronte del Partito Democratico la rettifica interpretativa del ministro non sembra fermare la vis polemica, che finisce per venire alimentata dal leader del partito, Walter Veltroni. «Il governo è contro la polizia», arriva a sintetizzare l’ex sindaco della capitale. «In pochi mesi - prosegue Veltroni, di fatto ignorando la precisazione del ministro - prima arrivano i tagli alle risorse per le forze dell’ordine, poi la decisione di schierare l’esercito al posto della polizia, ora questo attacco di La Russa su un tema così delicato e allarmante come la violenza dei teppisti. La polizia è un presidio importante che va invece difeso». Ma l’accusa di essere «contro» la polizia il Pdl non la manda giù. Così prima il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi invita il leader dell’opposizione a «rileggere bene» la seconda dichiarazione di La Russa, poi nel dibattito interviene anche il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri. Che replica affidandosi al sarcasmo: «A una fesseria come questa non si può che rispondere con una battuta e cioè che Veltroni gode di un grande consenso nel suo partito e nel Paese».