E il venerdì la chiesa diventa moschea

Ogni venerdì i locali dell’oratorio si trasformano in moschea per la preghiera di circa duecento musulmani. E in parrocchia risuonano le invocazioni ad Allah. A concedere questi spazi è don Aldo Danieli, 69 anni, parroco di Paderno di Ponzano Veneto, provincia di Treviso. Ai fedeli islamici, una volta alla settimana, don Aldo spalanca le porte mettendo a disposizione l’oratorio, con annessa cucina e palazzetto. «È inutile parlare tanto di dialogo se poi gli sbattiamo la porta in faccia. Papa Wojtyla li ha chiamati cari fratelli musulmani, come si fa allora a chiudergli la porta? Per me sono tutti figli di Dio. Gli oratori del resto rischiano di fare le ragnatele». Meglio farli usare da chi ne ha bisogno per pregare, dato che i cristiani non li utilizzano più, è il ragionamento di don Aldo. La concessione va avanti da due anni, ma è balzata soltanto ieri all’attenzione nazionale perché citata durante un convegno a Roma. «Preferisco i musulmani che pregano che i cristiani che bestemmiano» ha detto ancora il prete veneto precisando di non aver chiesto alcun permesso al vescovo di Treviso, Andrea Bruno Mazzoccato. In ogni caso, se gli fosse stato proibito, non avrebbe obbedito: «Sono più vecchio del vescovo», ha fatto sapere. La decisione non è stata ben accolta da tutti i parrocchiani: «Qualcuno mi diceva di stare attento – racconta citando alcune email ricevute – perché dove vanno a pregare “poi diventano padroni loro”. Insomma, le contestazioni non sono mancate, ma io ho riunito il Consiglio pastorale e ho spiegato che non bisogna avere paura. Il Papa ci invita a spalancare la porte a Cristo e Cristo sono anche i musulmani».
Dalla Curia di Treviso ieri non è trapelato alcun commento. Ma, apprende il Giornale, da tempo il vescovo stava cercando di risolvere la vicenda senza polemiche o clamori. La linea della diocesi Veneta, fanno sapere i responsabili «è la stessa della Conferenza episcopale italiana». Il riferimento è una Nota della Cei pubblicata nel 1993 nella quale, al paragrafo 34, si legge: «Le comunità cristiane, per evitare inutili fraintendimenti e confusioni pericolose, non devono mettere a disposizione, per incontri religiosi di fedi non cristiane, chiese, cappelle e locali riservati al culto cattolico, come pure ambienti destinati alle attività parrocchiali». Non soltanto, dunque, le chiese. Ma anche gli ambienti per la pastorale parrocchiale, com’è appunto l’oratorio (anche se quello di Paderno di Ponzano «fa le ragnatele»). Nello stesso documento i vescovi accennavano al problema della reciprocità: «In diversi paesi islamici è quasi impossibile aderire e praticare liberamente il cristianesimo».
La linea ufficiale della Chiesa italiana è dunque questa: accoglienza, aiuto, sostegno agli immigrati di qualsiasi religione. Ma gli spazi per la preghiera non vanno concessi nei locali parrocchiali. «Se si tratta di dare un pasto caldo, di organizzare una raccolta di aiuti, ve bene – commenta il vescovo emerito di Como Alessandro Maggiolini – ma non tocca a noi dare i locali per la preghiera». È vero, poi, che un’antica tradizione normativa, risalente al secondo Califfo Omar, considera i locali sacralizzati dalla preghiera islamica, come acquisiti per sempre dai musulmani. Un appello, in una terra dove il Carroccio è molto forte, arriva anche dal vicepresidente della giunta regionale del Veneto, Luca Zaia, che si appella al vescovo Mazzoccato «perché chiarisca la posizione» di don Aldo.
Forse al parroco «più vecchio del vescovo», che già preannuncia di voler disobbedire all’eventuale indicazione dei superiori (oggi evidentemente s’usa così), si potrebbe chiedere se davvero le «ragnatele» nell’oratorio inutilizzato dai cristiani siano un’ineluttabile prospettiva.
Andrea Tornielli