E Verdone si scopre serioso e pedagogico

Maurizio Acerbi

Era attesa con grande curiosità l’uscita, sul grande schermo, de Il mio miglior nemico, la nuova pellicola di Carlo Verdone interpretata con Silvio Muccino; vale a dire quella che è stata definita la nuova coppia del cinema italiano. Verdone veste i panni di Achille De Bellis, un manager di una importante catena alberghiera di proprietà di sua moglie Gigliola e di suo cognato Guglielmo. Si avvicina il suo anniversario di nozze (sta per festeggiare quelle d’argento) quando la sua vita piena di soddisfazioni improvvisamente subisce un deragliamento. Colpa dell’incontro, non casuale, con il ventitreenne Orfeo (Muccino); il ragazzo, infatti, che non ha mai conosciuto il padre e che si prende cura di una madre decisamente instabile (passa con facilità dalla depressione all’euforia), decide di perseguitare Achille perchè ha licenziato per furto proprio sua mamma Annarita. Orfeo è convinto che la donna sia stata accusata ingiustamente; così, decide di seguire il top manager per rovinargli l’esistenza. Ecco allora spuntare nel dossier foto compromettenti che immortalano Achille insieme alla cognata ed amante Ramona; una scoperta che potrebbe mandare all’aria sia il matrimonio, sia la carriera di Achille. L’idea di base di questo film è analizzare il rapporto tra padri e figli ma anche le conseguenze devastanti che possono provocare gli abbandoni da parte dei genitori di ragazzi costretti a crescere in fretta. Il pubblico ritrova in parte il «suo» Verdone perchè, pur salvando alcuni momenti davvero spassosi, a prevalere è una certa prevedibilità, con dialoghi non sempre all’altezza. L’impressione è che Verdone abbia, almeno parzialmente, abbandonato i toni delle sue commedie per offrire al pubblico una pellicola più seriosa, più pedagogica rispetto al passato. Non che sia un male; anzi. Solo che è un Verdone diverso dal solito.
È stato paragonato a The interpreter l’interessante è riuscito The constant gardener - La cospirazione interpretato da Ralph Fiennes e da Rachel Weisz che, per questo film, ha vinto l’Oscar. Una storia d’amore ma che è anche un thriller politico, una fotografia da sogno e due interpreti in grande forma sono gli ingredienti di questa storia che racconta della morte di una donna, Tessa, la cui fine viene addebitata al suo presunto amante. Justin, il marito, invece, è convinto che dietro la scomparsa della consorte non via sia l’infedeltà ma le indagini che la donna stava portando avanti contro presunti accordi fatti tra case farmaceutiche ed il governo britannico su sperimentazione e diffusione di determinati medicinali. Justin decide di scoprire la verità e mentre indaga, ripercorrendo la vita di sua moglie, si accorge di quanto ne fosse innamorato. La Weisz è molto bella oltre che brava; ma il piatto forte è il Ralph Fiennes giardiniere che si scuote dal suo cinismo e dal suo attaccamento alle piante, per riscoprire il senso profondo del sentimento provato per la moglie.