E al vertice tra le procure si apre la pista Telecom

In 5 ore i magistrati si dividono i compiti. Antonveneta, ascoltati ieri Mondani e Patrini

da Milano

Le indagini dei magistrati milanesi, partite dalla scalata ad Antonveneta, hanno fatto breccia sui dossier Telecom Italia. Punto di partenza, il chiarimento dei passaggi chiave dell'operazione che tra luglio e ottobre del 2001 portò Olivetti-Telecom dalla lussemburghese Bell di Gnutti al gruppo Pirelli di Marco Tronchetti Provera. Non solo. All'ordine del giorno c'è la ricostruzione dell'intera vicenda Telecom, dalla scalata iniziale della Bell (guidata da quelli che Massimo D'Alema definì «capitani coraggiosi») alle vicende successive, con un proliferare di operazioni sospette che passano da paradisi off-shore.
Proprio il caso Telecom è stato tra gli argomenti del vertice di ieri tra i magistrati delle Procure di Milano e Roma, tenuto con l'obiettivo di definire le rispettive competenze e fare il punto sulle indagini dopo gli ultimi interrogatori. Dossier, quelli di Telecom, tenuti strettamente riservati dall'autorità giudiziaria perché stanno dando la possibilità di ricostruire intrecci clamorosi a tutto campo tra affari e politica.
Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti e Gianpiero Fiorani sono indagati per associazione a delinquere, ipotesi di accusa che rappresenta la premessa per il coinvolgimento nell'inchiesta di altre personalità ben conosciute. Coinvolgimento che, se ci sarà, segnerà il vero salto di qualità nell'inchiesta, analogo a quello che ha portato alle dimissioni del governatore della banca d'Italia, Antonio Fazio.
Nel 2001, la società lussemburghese Bell, controllata da Emilio Gnutti attraverso Hopa e Gpp international, cedette al gruppo Pirelli la quota che deteneva in Olivetti al prezzo unitario di 4,17 euro, circa il doppio rispetto al prezzo di mercato, per un valore complessivo dell'operazione di circa 7 miliardi, con una plusvalenza di circa 2,6 miliardi di euro.
Nell'inchiesta milanese scaturita dalla vicenda Antonveneta, è emerso che tra il 2001 e il 2002 l'ex presidente di Unipol, Giovanni Consorte, e il vicepresidente Ivano Sacchetti hanno ricevuto da Gnutti compensi, con ogni probabilità intorno a 48 milioni di euro. Almeno una parte, circa 5 milioni di euro, risultano per ammissione dello stesso Gnutti, pagati per consulenze relative alla vendita della partecipazione in Olivetti-Telecom. In proposito Consorte si è impegnato a consegnare ai magistrati milanesi una memoria per chiarire l'ammontare di tali compensi. Dall'inchiesta è emerso anche che Gnutti ha acquistato da Consorte e dal suo vice Ivano Sacchetti titoli a prezzi superiori a quelli di mercato.
Intanto i pubblici ministeri romani Perla Lori, Rodolfo Sabelli e Giuseppe Cascini, impegnati nelle diverse inchieste sulle opa bancarie, sono arrivati nella mattinata di ieri in Procura a Milano per un incontro con i colleghi meneghini volto a coordinare il lavoro nelle indagini che hanno in comune alcuni filoni e vari indagati. Prima di incontrare i giudici capitolini, i magistrati milanesi Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti avevano avuto, sempre nella mattinata, un colloquio con due pm lodigiani che hanno a loro volta aperto il mese scorso un’inchiesta su Banca Popolare Italiana con l'ipotesi di falso in bilancio rispetto alla vecchia amministrazione.
I magistrati milanesi che indagano sulla tentata scalata di Banca Popolare Italiana ad Antonveneta hanno ascoltato in procura in qualità di teste il segretario dell'ex ad di Bpi Gianpiero Fiorani, Rosario Mondani, e l’ex funzionario di Bpi Donato Patrini. Patrini, la cui testimonianza è più volte citata nell'ordinanza con la quale il gip Clementina Forleo aveva disposto il carcere, lo scorso 13 dicembre, per Fiorani e altre persone, è uno dei testimoni principali dell'inchiesta che ha preso le mosse dagli accertamenti sul rastrellamento di azioni Antonveneta per poi aprirsi su più fronti.