E Villepin crolla nei sondaggi

L’ultima rilevazione: il 63% dice no al premier. Quando nel ’95 Juppé si piegò alla piazza, i no erano il 53%

Alberto Toscano

da Parigi

Oggi, nel giorno del grande sciopero francese contro il «Contratto di prima assunzione» (Cpe), radio e telegiornali comunicheranno in continuazione il «bollettino di guerra» dei trasporti pubblici e in generale di ciò che non funzionerà. Treni semiparalizzati. Aerei quando capita. Scuole chiuse. L’appello dell’Associazione dei genitori: «Non mandate i vostri figli a scuola!». I quotidiani saranno diffusi in modo approssimativo. Si temono interruzioni nell’erogazione di gas ed energia elettrica. Bus e metropolitane rischiano d’andare in tilt. Ecco il quadro di una Francia in ginocchio, che non ne può più di una guerra sociale perfettamente evitabile e certamente sproporzionata rispetto all’oggetto del contendere: il mantenimento o il ritiro della nuova legge sul Cpe (votata ai primi di questo mese e non ancora promulgata dal presidente della Repubblica Jacques Chirac).
Il primo ministro Dominique de Villepin ha gestito in modo maldestro la questione e adesso gli ricade sulle spalle come un macigno politico. Lo dimostra un sondaggio commissionato da Le Monde, che ne pubblica oggi i risultati. «Il 63 per cento dei francesi rifiutano il Cpe e il metodo Villepin», è il titolo di prima pagina del giornale. Il premier è isolato, anche se gli elettori del suo partito - l’Union pour un Mouvement populaire (Ump) - evitano per ora di voltargli le spalle.
Le Monde ricorda perfidamente al primo ministro che il sostegno di cui gode la sua legge sul Cpe è persino inferiore a quello di cui beneficiava la riforma pensionistica dell’allora premier Alain Juppé nel momento più drammatico dei grandi scioperi del dicembre 1995, sfociati nel ritiro della riforma. I no al governo erano al 53 per cento nel dicembre 1995 e sono adesso, come si è detto, al 63. Questa circostanza deriva in buona parte dagli errori di metodo e di merito commessi da Villepin e considerati oggi assai irritanti da due francesi su tre. Sul piano del metodo il governo ha preso sul serio l’idea della concertazione sociale solo dopo l’approvazione della legge, circostanza che in nessun Paese al mondo risulterebbe particolarmente popolare (e che non può essere inficiata dal carattere strumentale di alcuni organizzatori dell'attuale protesta, decisi soprattutto a indebolire politicamente la maggioranza).
Sul piano del merito l’errore non è stato meno grave: il governo ha varato una riforma del mercato del lavoro limitandosi esclusivamente ai giovani di età inferiore ai 26 anni, che si sono così sentiti come delle cavie. Si sono soprattutto sentiti come delle «vittime» visto che il Cpe, contratto della durata di due anni, consente alle aziende il licenziamento dei giovani senza giusta causa. «Lo ammetto: noi abbiamo mancato di pedagogia», dice un deputato vicinissimo al primo ministro. Persino tra i fedelissimi del capo del governo serpeggia la sensazione d’aver commesso gravi errori. Oggi è il giorno della protesta, visto che studenti e sindacati scioperano e scendono in piazza per chiedere il ritiro del Cpe. Poi partiranno forse le trattative. Quelle vere.