E Visco illude i contribuenti: «Nel 2008 renderemo i soldi»

da Roma

La legge finanziaria non ha ancora fatto il primo passo in Parlamento che già il governo parla di restituire ai contribuenti, almeno in parte, il maggior prelievo fiscale. Aveva incominciato Francesco Rutelli, impegnandosi a rendere «fra due anni ai contribuenti i proventi dell’accrescimento della pressione fiscale dovuta alla lotta all’evasione». Ma il vero manovratore fiscale, Vincenzo Visco, va ancora più in là: e dalla prima pagina di Repubblica, con titoli cubitali, prende l’impegno formale di restituire nel 2008 «i soldi che chiediamo oggi». Dal 2008 «meno tasse per tutti», giura Visco. Ma non era lo slogan di qualcun altro?
Le reazioni negative giunte dal Paese alla botta fiscale incominciano, evidentemente, a far riflettere anche i «duri» come il superviceministro delle Finanze. Un po’ nascosto sul giornale, ma scrutato con frenetica attenzione dai politici del centrosinistra, un sondaggio Mannheimer sul Corriere mostra che il giudizio negativo sull’operato del governo sale al 53%, contro il 41% di giudizi positivi. Fra gli elettori del centrosinistra, i giudizi positivi scendono di 9 punti (dall’89 all’80%) e quelli negativi aumentano di 11 punti (dal 6 al 17%). Dati che stanno facendo venire i capelli dritti soprattutto agli esponenti dell’area moderata della maggioranza. Non si spiega diversamente la controffensiva mediatica, che al grido «prendiamo adesso, renderemo fra due anni», sembra proprio fare il paio con l’eurotassa. Il governo Prodi, nel ’97, chiese ai contribuenti un contributo straordinario per l’entrata del Paese nel primo gruppo della moneta europea; poi, ne restituì il 60% due anni più tardi, nel ’99.
Così, nella sua intervista-manifesto, Visco s’impegna già con la prossima Finanziaria «a ridurre ulteriormente le tasse, per tutti, e a restituire gli aggravi decisi quest’anno». Annuncia che agirà sull’Irpef, «completando la riforma appena avviata». Ammette poi che il rischio di un aumento delle tasse locali esiste, «ma sta agli enti locali impostare una politica di rigore». Difficile credere alla promesse di Visco, replica Luigi Casero, responsabile economico di Forza Italia che prevede: «Non rivedremo un solo euro».
Non sono i soli Visco e Rutelli a cercare di metterci una pezza. Tommaso Padoa-Schioppa non parla apertamente di restituzione, ma lo scrive nella Relazione previsionale e programmatica approvata dal governo insieme con la Finanziaria: la manovra da 33,4 miliardi aumenta il prelievo fiscale dello 0,77% del Pil, si legge nel documento, ma «il processo di risanamento dei conti pubblici apre lo spazio per una riduzione significativa della pressione fiscale». Insomma, anche il ministro dell’Economia sposa la tesi del «prendiamo oggi per restituire domani». Intanto, già quest’anno la pressione fiscale sarà in aumento dello 0,8%, raggiungendo il 41,3% rispetto al 40,5% del 2005. Aggiungendo un altro 0,8% circa, nel 2007 arriviamo al 42,1% «ufficiale», in realtà è molto di più.
Nella maggioranza sempre più voci chiedono che la Finanziaria venga modificata in Parlamento. Clemente Mastella sollecita con forza correttivi che vadano incontro al ceto medio, senza tagliare in due il Paese «fra ricchi e poveri». Antonio Di Pietro chiede che la manovra vada in Parlamento in modo aperto. Persino un esponente non certo dell’ala moderata, come il sottosegretario all’Economia Paolo Cento, parla di modifiche al testo della Finanziaria per tutelare «un ceto medio che a fatica vive, con un reddito da 40-50mila euro lordi, in condizioni di dignità, e che non deve essere penalizzato in alcun modo». Se, in base ai calcoli definitivi, si dimostrasse che i redditi sui 50mila euro sono penalizzati, spiega l’esponente dei Verdi, «la manovra dovrà essere corretta, facendo pagare di più sopra i 75mila euro». Una teoria che non convince il senatore diessino Paolo Brutti. «Non bisogna penalizzare il signor Settantacinquemila euro - osserva -, che di solito è una persona che ha acquisito sul campo professionalità e responsabilità».