Eads-Airbus, il «giocattolo» non funziona più

Intanto la banca Rothschild ha dimezzato il valore della quota Airbus detenuta da Bae System. La crisi continua

Andrea Nativi

Eads e Airbus continueranno a dominare le cronache finanziarie ancora a lungo, la crisi è tutt’altro che conclusa. Lo conferma la valutazione che la banca Rothschild ha attribuito al 20% di Airbus che Bae Systems vuole vendere a Eads: appena 2,75 miliardi di euro, ben al di sotto di quanto la società britannica sperava di incassare (almeno il doppio), incoraggiata dalle stime degli analisti, ma addirittura meno dei 3,5 miliardi che Eads aveva già accantonato in bilancio in vista di questa transazione. Ora sarà interessante scoprire se Bae raccomanderà ai suoi azionisti di accettare la vendita a queste condizioni o rifiutarla.
E sarà soprattutto cruciale verificare che cosa hanno visto di negativo in Airbus i banchieri di Rothschild per decidere una valutazione così bassa. A Eads certo non dispiacerà assumere il controllo totale di Airbus a un prezzo scontato, ma questa è una amara consolazione. E poco conforto deriva anche dalle indiscrezioni che giungono dalla Spagna, relative al rinnovato interesse di Madrid ad accrescere la propria quota in Eads, dal 5,5% al 10%, investendo almeno 1 miliardo di euro.
Più che una dimostrazione di fiducia sembrerebbe una decisione tattica. Inoltre gli assetti di governance e la struttura di comando in Eads-Airbus appena delineati non sono certo definitivi, come ammettono gli stessi comunicati ufficiali. Per ora si sono cambiati un po’ di nomi, si sono riviste le deleghe dei due amministratori delegati, il francese Louis Gallois e il tedesco Tom Enders, si è deciso il ritorno di un manager francese alla guida di Airbus, Christian Streiff, e poco altro.
Il vero nodo da sciogliere resta l’organizzazione di Eads e il suo rapporto con Airbus. La struttura bicefala perfetta franco-tedesca non funziona più. In realtà la crisi è iniziata parecchio tempo fa, quando Eads ha sostituito i suoi precedenti amministratori delegati, Philippe Camis e Rainer Hertrich: le faide e gli scontri sia in campo francese, sia tra francesi e tedeschi, hanno lasciato il segno. Le risse sono continuate, anche pubblicamente. Il coinvolgimento di Jean-Louis Gergorin, uno dei fedeli di Noël Forgeard, ha dato il via a lotte più violente, anche all’interno della compagine francese. A questo si aggiunta la vendita tempestiva di azioni Eads da parte dei due azionisti di maggioranza, gruppo Lagardère e DaimlerChrysler, quando il titolo galoppava, azione imitata da una pattuglia di top manager. Operazioni molto sospette sulle quali le autorità di Borsa stanno indagando.
Intanto, sul piano industriale, la gallina dalle uova d’oro, la controllata aeronautica Airbus, è precipitata dagli altari alla polvere, prima per la tiepida accoglienza da parte del mercato del nuovo aereo bimotore A350, poi per i ritardi «imprevisti» emersi nella produzione del colossale A380, comunicati davvero malamente e in ritardo al mercato.
Per fortuna le fondamenta sono solide, Eads ha prodotti e tecnologie competitive, una formidabile base industriale e, soprattutto, la domanda di aerei civili è fortissima e ci sono solo due fornitori, Airbus e Boeing. Questa realtà consente un certo margine di manovra per trovare una soluzione definitiva. Certo il «modello Eads» esce distrutto da questi mesi di battaglie interne, di errori industriali e gestionali.
Le public company aerospaziali statunitensi e britanniche non sono certo immuni da crisi ed errori (pensiamo a Boeing e Bae Systems), ma chi sbaglia paga, in fretta. Poi si cambia corso e tutti lavorano insieme per far riprendere la società. La vera sfida per Eads consiste proprio nel riuscire a compiere un radicale cambiamento, di cultura prima che di organizzazione.