Eads, giorni contati per il suo top manager

Crisi A380: anche l’amico Chirac abbandona Noel Forgeard

Andrea Nativi

da Milano

Noel Forgeard ha i giorni contati ai vertici di Eads, il colosso aerospaziale europeo squassato dalle lotte intestine, dalle accuse di insider trading e dai problemi di gestione industriale che hanno colpito il programma di bandiera, l'A380, della controllata Airbus.
Forgeard dice che non ha intenzione di dimettersi, ma intanto Le Monde pubblica stralci di documenti interni della società secondo i quali il vertice conosceva da oltre un mese i nuovi ritardi dell'A380. A poco servono le denunce contro ignoti annunciate da Eads, perché la diffusione di certe notizie conferma lo stato delle relazioni all'interno della società. Il presidente Chirac, un tempo uno dei più strenui sostenitori del manager francese, sembra averlo abbandonato. In realtà Forgeard resiste perché per ora non esiste una formula alternativa a quella attuale, mentre sarebbe certamente più facile trovare un sostituto adeguato, a partire da quel Louis Gallois che ha già guidato Snecma e Aerospaziale. La crisi in realtà va ben al di là della persona di Forgeard e delle sue disinvolte vendite di titoli Eads. Quello che non funziona è il sistema di governance del gruppo, la distribuzione dei poteri e delle responsabilità, la struttura della catena di comando. In un contesto del genere le difficoltà del programma A380 sono davvero trascurabili, nonostante l'impatto sui margini operativi valutato in due miliardi di euro, il rinvio del pareggio. Quello che ora Eads e Airbus non possono permettersi è un protrarsi del «limbo»: la paralisi decisionale e operativa di una società che ha invece bisogno del massimo impegno per reggere la concorrenza.
Qualcosa di simile era già successo quando si era trattato di rinnovare i vertici Eads, ma ora il momento è molto più delicato. E una eventuale «decapitazione» non può certo fermarsi al solo Forgeard: la posizione degli altri manager che hanno venduto in anticipo i propri titoli è insostenibile, mentre sarebbe curioso se il responsabile del programma A380 la facesse franca.
In fondo la crisi A380 potrebbe essere benefica per Eads, se porterà alla fine della diarchia, con due ad a pari poteri in perenne conflitto, come i rispettivi azionisti di riferimento. Certo è che il modello Eads si dimostra inferiore a quello di una public company come Bae o Lockheed Martin o Boeing dove chi sbaglia paga. Ed Eads deve anche imparare a comunicare al mercato e agli azionisti, a prepararli quando ci sono difficoltà, invece di rimandare per poi essere costretta ad un annuncio inatteso.
Rimane poi da constatare come in questi giorni di fibrillazione l'attenzione sia solo per francesi e tedeschi: dei soci di minoranza, gli spagnoli, nessuno si cura. Una bella lezione per chi auspicava (auspica?) che Finmeccanica diventasse azionista di minoranza di Airbus-Eads.