Ebrei e nazisti in dialogo nel chiuso di un teatro

Ambientato a Busseto e dintorni «Cielo e terra» ha preso lo spunto da un episodio realmente accaduto

Pedro Armocida

da Roma

La modestia non si addice a Luca Mazzieri. Ma non è propriamente un difetto, perché di una certa dose di ambizione, se ben riposta, il nostro cinema ha sempre più bisogno. Il regista, nato quarantacinque anni fa a Parma, punta molto in alto per il suo nuovo film, Cielo e terra, che è in realtà il suo esordio in solitaria dopo aver firmato con il fratello Marco i precedenti quattro lungometraggi. Così ha preso spunto da una storia realmente accaduta alla Resistenza olandese ai nazisti per trasportarla nella bassa padana del 1944 e ambientarla nei luoghi che hanno visto nascere Giuseppe Verdi. E proprio a Busseto, in un’alba estiva, vediamo un gruppo di cinque soldati tedeschi in ritirata, comandati dall’ufficiale Friedrich, catturare cinque giovani, unici abitanti rimasti nel paese. Tra di loro Samuele (Gian Marco Tognazzi), ebreo e maestro di violino (l’amore per la musica lo avvicinerà incredibilmente al nazista), sua sorella Anna (Anita Caprioli), la fidanzata di Samuele, Anna (Fabrizia Sacchi) e tre contadini. Una volta reclusi all’interno del teatro Verdi assistiamo a una specie di psicodramma in cui tutti i personaggi, nazisti inclusi, si lasciano andare a elucubrazioni, racconti di paure e dei traumi della guerra. In una sorte di comune dolore che il regista, anche autore della sceneggiatura con Andrea Oliva e Paolo Croci, ha così spiegato durante la presentazione del film, da domani nelle sale: «Sento un pianto corale, sotterraneo, di tutti noi, dell’umanità che non si riesce a esprimere e fa fatica a emergere. Il mio film vuole rispondere a quest’urgenza. Ho trasposto la storia dall’Olanda a Busseto perché la sottile, indistinta e tipica linea dell’orizzonte tra cielo e terra nella bassa padana è come quella olandese, dove peraltro c’è un piccolo teatro molto simile a quello di Busseto». Il messaggio di pace e fratellanza del film scaturisce probabilmente dal fatto che, dice la Caprioli, «ci siamo preparati alimentandoci con la cultura ebraica della tolleranza e della non violenza». Cielo e terra sorprende per alcune incongruenze, certamente volute - i nazisti che parlano in perfetto italiano - e per un’ambientazione che riesce a essere poetica nella sua semplicità bucolica.