Ma gli ebrei italiani non dimenticano l’aiuto della Chiesa

RomaSe c’è una cosa che balza agli occhi, scorrendo le reazioni provenienti in queste ultime ore dal mondo ebraico dopo la diffusione della notizia sul passo decisivo verso la beatificazione di Pio XII, è l’attenzione con cui è stato steso, nella serata di sabato scorso, il comunicato congiunto che porta le firme del rabbino capo della Comunità di Roma, Riccardo Di Segni, del presidente della Comunità di Roma, Riccardo Pacifici e del presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna. Nel comunicato si legge: «Se la decisione di oggi (la proclamazione delle virtù eroiche di Papa Pacelli, ndr) dovesse implicare un giudizio definitivo e unilaterale sull’operato storico di Pio XII, la nostra valutazione rimane critica». «Non dimentichiamo – continua il comunicato – le deportazioni degli ebrei dall’Italia e in particolare il treno dei 1021 deportati del 16 ottobre 1943, che partì verso Auschwitz nel silenzio di Pio XII». Il rabbino e i due presidenti affermano però di non voler «interferire su posizioni interne della Chiesa» e ricordano la riconoscenza «del mondo ebraico ai singoli e alle istituzioni della Chiesa che si adoperarono per salvare gli ebrei perseguitati».
Proprio queste due ultime affermazioni appaiono piuttosto inusuali nelle dichiarazioni relative al caso Pacelli, come attestano tante, tantissime reazioni del mondo ebraico italiano nei mesi e negli anni scorsi.
È evidente che sullo sfondo di questa attenzione c’è la visita che Benedetto XVI compirà alla Sinagoga di Roma il prossimo 17 gennaio, ripetendo lo storico incontro che il suo predecessore fece nel 1986. Ribadire che non si vuole interferire nelle posizioni interne alla Chiesa e ricordare l’unanime ringraziamento proveniente dal mondo ebraico alla fine della guerra – un ringraziamento che, anche se il comunicato non lo cita, veniva rivolto innanzitutto e soprattutto a Papa Pacelli – è comunque significativo e lascia intendere che il dialogo continuerà. Anche perché, grazie a recenti e meticolose ricerche di suor Grazia Loparco sta emergendo che in Italia, in più di 100 città e in 102 paesi vi furono circa 500 case religiose maschili e femminili che nascosero ebrei al loro interno per farli sfuggire alla deportazione, specie dopo l’8 settembre 1943, cioè dopo l’armistizio tra l’Italia e le truppe Alleate, quando i tedeschi presero il controllo di molte regioni italiane. Particolarmente significativo è poi il dato di Roma, perché nella capitale della cristianità, su circa 750 case religiose presenti (475 femminili e 270 maschili) siamo in possesso di notizie certe e documentate sul fatto che almeno 220 femminili e almeno 70 maschili ospitarono per alcuni mesi degli ebrei, per un totale di circa 4.500. E continua a diminuire il numero degli studiosi che ancora affermano che tutto ciò poté avvenire senza la benedizione di Pio XII o addirittura a sua insaputa.