Ebrei in piazza contro Diliberto: nemico della pace

In uno striscione il segretario con il presidente iraniano: «A quando la stretta di mano?»

Ariela Piattelli

da Roma

In piazza con le bandiere di Israele, sotto la sede dei Comunisti italiani, per rispondere all’antisemitismo «rosso». Dopo il corteo pro Palestina di sabato, promosso dal Pdci, il rogo delle bandiere con la stella di Davide e le parole del sindaco comunista di Marano («Di Israele ne farei a meno»), la comunità ebraica scende in piazza. Fin dal mattino i rappresentanti della Comunità ebraica romana e dell’associazione Italia-Israele hanno manifestato sotto le sede del Pdci a Roma, dove da due giorni, dopo le polemiche per le sparate degli uomini di Diliberto, campeggia lo striscione: «Due popoli, due Stati». Ma la retorica della pace questa volta è sembrata fuori luogo, ennesimo tentativo di confondere le acque, di declinare gravi responsabilità. Gli ebrei italiani, al posto di striscioni che hanno la funzione di alibi, chiedono azioni concrete: ieri, alla richiesta di Victor Magiar, responsabile cultura della comunità ebraica di Roma ed esponente del gruppo Martin Buber, di sostituire lo striscione con le bandiere d’Israele e palestinese non è arrivata nessuna risposta dal Pdci. Quindi alle parole non sono seguiti di certo i fatti.
«Noi pretendiamo coerenza e verità dai partiti politici italiani - spiega Magiar -. Non si può sostenere la pace, dire “due popoli due Stati” e poi demonizzare una delle parti in causa. Rispettiamo tutte le posizioni politiche che stanno dentro ai confini della democrazia, e chiediamo l’allontanamento dagli schieramenti politici di certi personaggi, e sia chiaro che ci riferiamo anche al caso Romagnoli».
Alla dimostrazione di ieri erano presenti anche Antonio Tajani e Beatrice Lorenzin di Forza Italia. «Siamo qui in sostegno dell’esistenza e della sicurezza dello Stato d’Israele - dice Paolo Barelli, presidente dell’Associazione Italia-Israele e promotore della manifestazione -. Siamo per la pace, contro gli estremismi ed il razzismo». «Noi non bruciamo le bandiere», «Onore ai caduti di Nassirya» recitavano alcuni manifesti a piazza Augusto Imperatore, tra numerose bandiere d’Israele al vento. Poi una rassegna di gigantografie sul leader del Pdci: «Diliberto abbraccia Nasrallah» (leader degli hezbollah), «Diliberto abbraccia Arafat» e poi un cartellone con le foto del leader del Pdci e il presidente iraniano Ahmadinejad: «A quando la vostra stretta di mano?».
La comunità ebraica è ai ferri corti con il Pdci, ieri Oliviero Diliberto ha annunciato la querela nei confronti di Yasha Reibman, portavoce della comunità ebraica di Milano, e dal dibattito politico si passa ai tribunali: «Chiederò un risarcimento danni di un milione di euro per le infamità dichiarate sul quotidiano La Repubblica - dice Diliberto -. Non abbiamo mai assunto posizioni antisemite. Noi siamo per due popoli e due Stati, uno c’è già, ed è quello di Israele. Mi batto perché si costituisca lo Stato della Palestina. Non ho nessuna difficoltà da questo punto di vista. Sono stato ricevuto alla Knesset, al Parlamento israeliano, non soltanto da Yasser Arafat».
La comunità ebraica risponde duramente, senza spiragli di compromesso: «La cifra di un milione di euro richiesta a Yasha Reibman ci sembra sinceramente troppo bassa per il nostro diritto di esprimerci e di denunciare ciò che ci preoccupa - dice Riccardo Pacifici -. Che il signor Diliberto e il suo partito rispondano politicamente e non nelle sedi dei tribunali. Siamo stanchi e preoccupati di vedere Diliberto e il suo partito minacciare querele che hanno il solo scopo di intimidirci. No a Forza Nuova alleata con Berlusconi, no a Diliberto alleato con Prodi».