Ebrei, in trappola il creatore della lista nera con i nomi dei docenti

Gli uomini della polizia postale sono risaliti all'indirizzo Ip del pc da cui è stata inserita su internet la "black list" degli 162 docenti ebrei. Non è un internet point e non è a Roma

Roma - La polizia postale ha identificato il luogo da cui è partita la connessione del blog contenente la lista con i nomi di 162 docenti universitari additato come appartenenti a una lobby ebraica. Non si tratta di un internet point. Gli accertamenti puntano ora all’identificazione del responsabile della collocazione della lista. Sulla vicenda, la procura di Roma ha aperto un fascicolo, ipotizzando il reato di violazione della privacy. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Franco Ionta e dal sostenuto Giuseppe Corasaniti. Il fascicolo processuale è stato aperto sulla base di una segnalazione fatta alla magistratura dalla polizia postale. Gli inquirenti devono ora valutare se possano configurarsi anche i reati di istigazione all’odio razziale, diffamazione e calunnia.

Non a Roma Il luogo di attivazione della connessione non è a Roma, ma in un’altra città italiana. Gli uomini della polizia postale stanno ora accertando a chi è attribuibile l’inserimento della lista nella rete telematica. Non necessariamente, infatti, deve trattarsi del proprietario del computer, o di chi lo ha in affidamento. L’immissione della cosiddetta "lista nera" potrebbe essere stata fatta anche da qualcuno che ha utilizzato l’apparecchiatura all’insaputa del titolare. Intanto all’orizzonte dell’inchiesta non sembrano configurarsi i reati di istigazione all’odio razziale e di calunnia. Più aderente allo stato dei fatti sembra essere l’ipotesi di diffamazione, ma per procedere in questa direzione è necessaria la presentazione di una querela da parte di almeno uno dei 162 docenti chiamati in causa.