Un eccentrico matrimonio tra Lavia e Dostoevskji

L’attore regista e protagonista del toccante «Memorie dal sottosuolo»

Enrico Groppali

Tra Gabriele Lavia e Fedor Dostoevskji è in corso da anni un reciproco dare ed avere che ha tutta l'apparenza di un matrimonio consolidato nel tempo. Anche se l'attore non ha ancora affrontato i grandi romanzi della maturità del suo guru, preferendo aggirare l'ostacolo in una raffigurazione delle predilette immagini ossessive consegnate alla storia del pensiero, non c'è dubbio che interpretazioni come La tragedia di un uomo ridicolo si collocano tra le proposte più iconoclaste del connubio tra teatro e letteratura venuto alla luce in questi anni convulsi. Ma ora ci soccorre questa magnifica mimesi: Memorie dal sottosuolo.
Un testo che, più di un romanzo, ha l'andamento di una Bibbia profana. Dove si mescolano con geniale irrequietezza gli elementi più disparati di quel bric-à-brac che l'irriducibile giocatore Fedor, nel deserto della sua solitudine, accumulava in un perverso gioco di birilli. Coltivando l'assurda speranza di vincere i suoi fantasmi attraverso la loro evocazione sul solo diario di bordo in suo possesso, la scrittura, Dostoevskji preparava la strada alla sua eternità di scrittore. Mentre Lavia, accumulando in scena gli armadi e i miseri arredi del suo recente Avaro tutt'uno ai letti di contenzione e di stupro che affollavano i suoi Ibsen proiettando sul fondo la gelida distesa delle nevi ammicca derisorio alla resa dell'uomo di fronte al destino. E insegue, attraverso il suo Fedor, lo spettro tremendo di quel Romanticismo che ha fatto scuola nei Masnadieri e in Don Carlo.
Accade così che, in questa mirabile ricreazione a vista che sa di cinema più che di teatro con quella scena tripartita che ricorda i doppi e tripli schermi di Abel Gance, l'attore celebra Dostoevskji come l'assoluto maestro dell'angoscia contemporanea. Mimetizzandosi dentro un pastrano più nero della notte, con una bombetta che gli nasconde la fronte come avveniva agli omini scuri di Chagall perseguitati da un avverso destino, Lavia-Sottosuolo enuncia addirittura lo scarafaggio di Kafka precipitandosi a terra più rattratto di un verme. Mentre attorno a lui, il vecchio servo che lo assiste assume lo scolorito incarnato di Firs nel Giardino di Cechov e la patetica diciannovenne incontrata al bordello si stempera sullo sfondo come una decalcomania.

MEMORIE DAL SOTTOSUOLO - da Dostoevskji Regia e interpretazione di Gabriele Lavia. All'India per il Teatro di Roma fino al 19 giugno.