Gli eccessi delle toghe e il silenzio del Csm

Egregio Presidente,
condivido ogni parola del suo recente intervento al Consiglio superiore della magistratura e, in particolare, «il richiamo a non inserire in atti processuali valutazioni e riferimenti non pertinenti e chiaramente eccedenti rispetto alle finalità dei provvedimenti».
Condivido pienamente perché di «valutazioni e riferimenti non pertinenti e chiaramente eccedenti» in atti giudiziari sono stato la prima vittima proprio in questa legislatura.
Lo hanno ricordato su queste pagine, con proprietà e cortesia, i colleghi Giovanardi e Caldarola, peraltro di diverse appartenenze, ma non diversa sensibilità. Entrambi hanno stigmatizzato le intemperanze verbali in atti giudiziari delle quali fui, a suo tempo, vittima. In quelli mi si definiva «pericoloso criminale» e in dichiarazioni alla stampa, attribuite allo stesso pubblico ministero, mi si dava sostanzialmente del mafioso.
Nel mio caso quella evidente non pertinenza e quella chiara eccedenza negli atti giudiziari a me riferiti vennero respinte dalla Camera dei deputati all’unanimità e con generali e personali attestazioni di stima nei miei confronti che ricordo ancora con commozione. Non potevo chiedere di più. Non posso tuttavia dimenticare che lo stesso Consiglio superiore della magistratura, pur interessato alla questione dal presidente della Camera, glissò su quanto oggi sembra indignare se riferito, ma ben più blandamente, ad altri colleghi.
All’epoca il massimo organo di autogoverno della magistratura non ritenne censurabili gli epiteti e i toni dei quali ero destinatario.
Non ritenne, all’epoca, Egregio Presidente, di invitare il CSM, come ha fatto ora, a «un’ulteriore rigorosa riflessione» e ancora «alla massima serenità e riservatezza nello svolgimento di tutte le funzioni proprie dell’autorità giudiziaria».
Naturalmente non sono tra coloro che hanno posto in arbitraria e meccanica relazione il Suo intervento al Consiglio superiore della magistratura con i recenti avvenimenti che hanno preso l’avvio dalle decisioni del giudice delle indagini preliminari, Clementina Forleo.
È un nesso che ritengo improprio e addirittura offensivo per la più alta carica dello Stato, immaginata come attivabile a comando per qualche interesse di parte e di partito.
Questo confuso dibattito sui due pesi e le due misure di chi, una volta plauditore di giustizialismi senza misura, ora riscopre tardivi garantismi, non mi appassiona. Ciascuno fa i conti con la propria storia e le proprie responsabilità.
Saranno l’opinione pubblica e i cittadini a valutare.
È per questo che, in piena libertà di coscienza e non soltanto per spirito di appartenenza, voterò contro l’uso processuale delle intercettazioni in questione. Proprio io che chiesi per me l’abolizione di ogni garanzia e guarentigia, sento il dovere di tutelare non i singoli, ma i principi non piegabili a logiche di parte, ma, ancora e soprattutto, le prerogative del Parlamento.
Del Suo intervento, Egregio Presidente, rilevantissimo, anche per la sede nella quale è stato pronunciato, Le sono comunque grato perché mi auguro che sia valido erga omnes.
Per il passato, per il presente, per il futuro.
*Deputato di Forza Italia