Ecclestone e il bello della Spy story «Sta rendendo più popolare la F1»

L’uomo che governa il mondo delle corse controcorrente. McLaren forse evita la stangata. Mosley vuole salvare Hamilton

nostro inviato al Nurburgring

Sembra incredibile, ma conoscendo la lungimiranza dell’uomo che tutto governa nel mondo della F1, probabilmente ha ragione lui. Mister Bernie Ecclestone, il Supremo delle corse, come lo chiamano i Sudditi non suoi ma di Sua maestà, se ne sta in riva al fiume delle indiscrezioni e attende che i nuvoloni lascino le lande tutt’altro che desolate della F1. Perché più si avvicina il consiglio mondiale di giovedì a Parigi, il tribunale che dovrà decidere il destino della McLaren, e più il grande Circus va a gonfie vele. «Perché dovrei essere preoccupato o temere un calo di popolarità di questo sport, o che il pubblico si disamori? Non lo credo, penso invece che possa crearsi l’effetto contrario: che ne aumenti la popolarità. Paradossalmente, molta gente che non aveva mai seguito con attenzione le corse, si sta avvicinando per via della spystory».
IL SONDAGGIO E che la vicenda interessi molti potenziali appassionati lo dimostra il sondaggio via internet organizzato da Yahoo e da Eurosport: come verrà punità la McLaren? Un campione di oltre 2000 persone non ha dubbi: alla domanda «chi merita la condanna?» il 53% ha risposto «la McLaren», il 2% i piloti, il 35% entrambi.
PENA PIÙ MITE? Più i giorni passano, più la McLaren sembra inguaiata (perché il team era tenuto a controllare meglio i suoi uomini, nello specifico Mike Coughlan), più si fa strada la sensazione che, alla fine, sarà punizione ma non batosta. Ancora ieri Norbert Haug, gran capo Mercedes ribadiva: «Sono sempre più convinto, e so che anche Ron Dennis la pensa come me, che questa vicenda è un problema che riguarda delle persone che volevano usare le idee di un altro team, ma certamente non riguarda noi. Ritengo che giovedì, chiunque abbia conoscenze tecniche potrà vedere e capire facilmente che non c’è alcuna proprietà intellettuale altrui sulle nostre macchine... e parlo anche del motore Mercedes: se ci dovesse essere qualsiasi dubbio, siamo apertissimi a ogni controllo... Non possiamo vederci colpevoli perché non riusciamo a vedere che cosa di sbagliato abbiamo fatto».
IL GIUDICE «PRO» MCLAREN Un’accorata difesa quella del numero due Mercedes che va a braccetto con la comparsata del giudice spagnolo, Joaquin Verdegay, uno dei 24 membri del consiglio mondiale di giovedì, che nei giorni scorsi aveva detto: «Credo sia molto difficile punire la McLaren». Ieri, il giudice iberico – lo stesso che, con altri due punì Schumi a Monaco, nel 2006 – era qui. E ha solo fatto una parziale retromarcia, giusto per non rischiare di venire escluso dal consiglio: «L’unica cosa certa è che due tecnici, uno per squadra, hanno tenuto una condotta illegale. Ma punire il team per questo è difficile per cui, per la mia esperienza passata, non credo potrà esserci una sanzione molto forte ai danni della McLaren... Noi giudici dovremo solo dimostrare e capire se il team ha avuto un vantaggio o meno». La tesi Haug, dunque.
IL PROBLEMA HAMILTON Tanto più che, benché organo collegiale, alla fine a contare più di tutti sarà il parere del presidente della Fia, Max Mosley. Presidente da sempre attento alla salute della Ferrari, ma anche un presidente molto inglese che dovrà trovare una soluzione parecchio diplomatica visto che il prodigio «made in England» di nome Lewis Hamilton guida una McLaren ed è in testa al mondiale. Che si profili sempre più solo un’enorme sanzione economica?
PROVE LIBERE A proposito di Hamilton: ieri prove libere. Il prodigio è ancora davanti a tutti, lo seguono Raikkonen e Alonso. Massa più lontano, sesto, ma tutti e quattro dicono un gran bene delle loro macchine. Unica nota dolente: un meccanico Ferrari ferito alla mano durante un cambio gomme. Il precedente? Nigel Stepney, stagione 2000. Corse e ricorsi storici.