Ecco le 85 nazioni per cui i Giochi sono l’unica vittoria

Ottantacinque paesi che non hanno mai salito i tre gradini della vittoria. Per loro il vero traguardo è partecipare alle Olimpiadi non necessariamente vincerle

Ottantacinque Paesi che farebbero la gioia di De Coubertin. Ottantacinque Paesi per il quale il motto «l’importante è partecipare» è ancor più uno stile di vita. Ottantacinque Paesi che non hanno mai assaporato il dolce zucchero di una medaglia olimpica ma che, dai lontani Giochi di Atene del 1896, si allenano, faticano e sudano nonostante il sogno a cinque cerchi difficilmente diventerà realtà.

Quest’oggi alle 14.08 nel «nido d’uccello» sfileranno gli atleti di 205 Paesi: tra questi, ce ne saranno tre per i quali la cerimonia d’apertura segnerà l’esordio assoluto alle Olimpiadi. Gli atleti di Montenegro, Isole Marshall e Tuvalu questo pomeriggio si presenteranno in punta di piedi al gran ballo olimpico, in punta di piedi busseranno alla porta dell’élite dello sport mondiale, ma sulla loro schiena correrà un lungo brivido. Un brivido particolare: l’importante è esserci, sfilare per la propria nazione, poter vedere la propria bandiera sventolare nel cielo di Pechino insieme a quelle di altre centinaia di Paesi, non certo portare a casa una medaglia.

Sulle Isole Marshall, non c’è neanche una pista d’atletica, si corre sull’erba, e risulta problematico trovare anche una piscina: in fondo per nuotare c’è il mare. Ma dal 2006 esiste un comitato olimpico, e così si spiega la presenza di questa nazione ai Giochi, dove ha portato in tutto cinque atleti. È scritto anche nella relazione annuale del locale comitato olimpico: «l’aumento della pratica sportiva possibile grazie alle immagini delle gare di Pechino farà diminuire l’aggressività, la frustrazione e l’incertezza di molti giovani, provocando una drastica diminuzione del tasso di criminalità. Lo sport allontana dai comportamenti distruttivi». Perché in fondo, in fondo, una medaglia non è tutto...