«Ecco come abbiamo ridotto le liste d’attesa»

«Il governo ha affrontato con successo l’emergenza dell’influenza aviaria aiutando anche il settore avicolo»

Claudio Pompei

Responsabile nazionale del Dipartimento di Bioetica di Forza Italia, Domenico Di Virgilio è sottosegretario al ministro della Salute. Come deputato è stato relatore di importanti leggi. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per tracciare un bilancio settoriale dei risultati raggiunti dal governo Berlusconi.
Influenza aviaria: cosa ha fatto il governo per superare l’emergenza?
«Mi preme innanzitutto tranquillizzare i nostri cittadini: dagli Usa alla Francia, dall’Italia all’Inghilterra, centinaia di ricercatori studiano il fenomeno in ogni sua manifestazione, così come le autorità sanitarie europee e l’Oms stanno monitorando la situazione con grande attenzione. In Italia il Ministero della salute, sul piano operativo, ha costituito una unità di crisi che segue l’evolversi del virus, pronta a intervenire a rete sul territorio in ogni momento e ha già provveduto a ordinare ingenti quantità di vaccini e antivirali in caso di necessità. Inoltre, sul piano dell’informazione, ha allestito un numero verde e distribuito un dépliant con indicazioni chiare e precise per informare correttamente sia i cittadini che gli operatori del settore. Purtroppo in Italia da alcuni mesi si è diffusa una irrazionale ritrosia nei confronti del consumo del pollame che ha messo in grave difficoltà i nostri allevamenti avicoli. Colgo l’occasione per invitare a consumare i nostri polli, che recano l’etichetta con il luogo d’origine e altri dati essenziali, a garanzia della qualità che ci viene riconosciuta anche all’estero. Il governo, per aiutare il settore, ha varato misure di sostegno economico e fiscale, ma i cittadini devono aiutarci».
Tre mesi per una risonanza magnetica, sei per un ecocolordoppler. Le liste d’attesa dipendono in gran parte dalle Regioni: quali le iniziative del governo Berlusconi per abbreviare i tempi?
«Con la Finanziaria 2006, il governo ha previsto che una quota sostanziale dei finanziamenti alle regioni sia subordinata all’approvazione, avvenuta lo scorso 28 marzo in sede di Conferenza Stato-regioni, del “Piano nazionale di contenimento dei tempi di attesa”. Questo provvedimento individua le prestazioni diagnostiche, terapeutiche e riabilitative di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera per le quali sono fissati i tempi massimi di attesa da parte delle singole Regioni. L’impostazione su cui poggia il Piano è fortemente innovativa in quanto consente di individuare con chiarezza la catena di responsabilità, che invece fino a oggi non era chiara. Dal primo luglio, dunque, ogni cittadino potrà recarsi nella propria Asl che sarà obbligata, per le prestazioni contenute nell’elenco redatto dal ministero della Salute, a provvedere nei tempi massimi di attesa già fissati, utilizzando, in caso di bisogno, anche strutture private convenzionate senza nessun onere aggiuntivo a carico del richiedente».
Si parla di malasanità, ma nel nostro Paese esistono anche centri ospedalieri di eccellenza...
«Spesso ci si dimentica che l’Italia è considerata dall’Organizzazione mondiale della sanità uno dei Paesi con il miglior Servizio sanitario nazionale, e precisamente il secondo Paese al mondo in fatto di efficienza sanitaria. E questo, in maniera indubitabile, è stato reso possibile grazie all’azione di questo governo, che ha legiferato in maniera più attenta e mirata rispetto a quanto avvenuto in passato, emanando tra l’altro, dopo oltre dieci anni di attesa, il decreto legislativo di riordino degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici, ospedali di eccellenza deputati alla ricerca, alla terapia e alla riabilitazione nei campi dell’oncologia, della pediatria, della neurologia, dell’ortopedia. Noi abbiamo infatti la profonda convinzione che occorre sviluppare e potenziare centri d’eccellenza clinica, così come ci siamo impegnati a fare in questi anni, per rendere competitiva l’offerta sanitaria italiana rispetto alle altre realtà nazionali, contribuendo così a evitare i cosiddetti viaggi della speranza, intrapresi in passato soprattutto per i trapianti e in campo oncologico».
Le liste d’attesa esistono, purtroppo anche per i trapianti. Qual è la situazione attuale? E il trend delle donazioni?
«Attualmente 9.200 persone attendono un organo (6.500 un rene, 1.700 un fegato, 700 un cuore, 250 un polmone, 200 un pancreas, 20 un intestino), ma va segnalato che dal 2001 a oggi il numero dei trapianti effettuati è aumentato del 30 per cento. Si tratta di un numero pressoché costante dal 2004 a oggi: è da rilevare come il trend delle donazioni è stato positivo dal 2001 in poi, in particolare nel 2004 e che i dati dei primi tre mesi del 2006 sono in crescita rispetto al 2005. L’Italia in questo momento si trova al secondo posto tra i grandi Paesi europei dopo la Spagna alla pari della Francia ed è terza al mondo dopo gli Stati Uniti. La “non riduzione” delle liste è dovuta alla relativa carenza di organi, come succede in tutti i paesi, ma anche perché sono aumentate le indicazioni al trapianto e perché sono stati allargati i limiti di età per le ammissioni alla lista di attesa: si considerano trapiantabili persone prima considerate non idonee a ricevere un organo per motivi di età».