Ecco come Antonietta Raphael ha dato forma all’energia della vita

«Lavorare per me significa vivere. Se non dovessi scolpire o dipingere, ma soprattutto scolpire, la vita non avrebbe nessun interesse per me». Questo scriveva Antonietta Raphael nel 1959, rendendo chiaro ed evidente il suo grande amore per l’arte in generale e per la scultura in particolare. Una passione sbocciata anche grazie alla sua vita cosmopolita consumata tra Londra, Parigi, e Roma. Proprio nella città eterna conobbe colui che sarebbe divenuto l’uomo della sua vita, e il suo mentore artistico, Mario Mafai. Insieme a lui ebbe modo di incontrare Scipione, che con Mafai divideva lo studio, e poi anche Mazzacurati, con i quali diede vita a quella corrente artistica soprannominata «Scuola di Cavour», per l’ubicazione dello studio di Mafai nell’omonima via. A questa straordinaria donna, una delle più interessanti figure femminile del campo artistico del Novecento, Roma dedica, finalmente, una mostra, ospitata al Casino dei Principi esso Villa Torlonia. Un luogo da poco riaperto al pubblico e utilizzato esclusivamente per esposizioni di grandi artisti contemporanei. La mostra, curata dall’Archivio della Scuola Romana, cerca di sottolineare, attraverso trenta sculture, dieci dipinti e oltre venti disegni, alcuni momenti rilevanti della sua produzione artistica. Grazie alle diverse opere in mostra, e soprattutto anche grazie alla discreta documentazione presente, si evidenziano le sue peculiarità di artista, e anche i suoi grandi amori, soprattutto per la scultura, come sottolineato da lei stessa nella frase celebre appena citata. Nel giardino di Villa Torlonia sono state posizionate nove sculture di grandi dimensioni, che aiutano a comprendere la mano dal tocco delicato, leggera ma decisa. Gran parte dei soggetti sono di genere femminile, spesso autoritratti, a volte ritratti delle figlie, sovente figure di donne sconosciute. Comunque sempre donne carnose, piene, abbondanti, simili a quelle ritratte un tempo dai grandi artisti del Cinquecento, quando l’abbondanza appunto era sinonimo di benessere, di salute, a volte anche di voluttà.
«Sculture in villa», fino al 15 luglio. Casino dei principi Villa Torlonia. Via Nomentana 70. www.museivillatorlonia.it