Ecco il Bagnasco-pensiero politicamente scorretto di cui nessuno ha parlato

(...) Mentre mi pare che in moltissimi di coloro che ne hanno scritto e parlato si siano limitati a leggere i titoli delle agenzie di stampa. E, scherzando, usando le parole del cardinale, dirò che “colpisce la dovizia delle cronache a ciò dedicate“».
Vuole che, sintetizzando, titoliamo: «Tutta colpa dei giornalisti»?
«Fare ironia è vacile. Ma, dato che la classe giornalistica non ha un ruolo irrilevante nell’evoluzione odierna del Paese, mi limito a dire che, così come i preti è bene che facciano i preti, è bene che i cronisti facciano cronaca. E negli articoli sulla prolusione del cardinale non ne ho trovata moltissima. Per fare cronaca, penso che occorra leggere i documenti di cui si parla e non semplicemente le agenzie».
Perchè? Vuole negare che ci fosse un richiamo a Berlusconi nelle parole del cardinale?
«Certo che c’era. Ma mi permetta di notare che erano un paio di righe su quindici pagine di un’intensità e una densità straordinarie che contengono ben altre analisi. Credo che Bagnasco sia in questo momento il maggiore intellettuale italiano e mi lasci dire che, se tutte le categorie richiamate nella prolusione, traducessero in fatti questi indirizzi, il Paese uscirebbe già solo per questo automaticamente dalla crisi».
Quindi, dato al premier quel che è del premier...
«Sarebbe ipocrita far finta di nulla su quelle parole»
...ci racconti le altre quattordici pagine e una meno due righe.
«Innanzitutto, occorre parlare delle prime sette pagine, interamente dedicate ai giovani e che non ho visto citate da nessuna parte. Una disamina della Giornata Mondiale della Gioventù e la differenza fra i giovani che hanno partecipato e l’atteggiamento di tanti giovani indignati o rassegnati. Mi viene in mente la disperazione che traspare da tanti messaggi che si leggono su siti e blog, figli di un individualismo esasperato, della disgregazione della società e di una crescita senza ideali e senza limiti, in balia di un falso concetto di libertà. Tutte queste cose il cardinale le dice chiaramente, ma nessuno ne ha parlato. Perchè?».
Magari perchè è normale che le dica il cardinale, mentre fa «più notizia» la parte politica del discorso. Fa più titolo la parola «Berlusconi». Non trova?
«Ma anche qui non si parla solo di Berlusconi, a parte il fatto che il cardinale non cita mai - proprio mai - il nome del presidente del Consiglio. Mi piacerebbe invece partire dal riferimento alla agenzie di rating che - dice Bagnasco - “hanno continuato a far valere la loro autarchica e misteriosa influenza, imponendo ulteriori carichi alle democrazie“. Il cardinale è un fuoriclasse, anche nella scelta delle parole e delle sfumature ironiche. Ma, soprattutto, possibile che solo lui abbia il coraggio di dire che queste agenzie non sono la Bibbia, nè il Corano?».
Sistemate le agenzie di rating, a chi tocca?
«All’Europa, che “ha fatto fronte in ritardo e di malavoglia“ dice il cardinale, “alle emergenze, incapace di esprimere una visione comunitaria inclusiva dei doveri propri della reciprocità e della solidarietà, soprattutto rivelando ancor di più lo squilibrio tra l’integrazione economica e quella politica, ancora inadeguata, pesantemente burocratizzata e invasiva“. Che si vuole di più? Chi le dice queste cose?»
Sotto a chi tocca.
«Bagnasco dice che occorre “correggere abitudini e stili di vita“. Ma stiamo ben attenti: dice anche che è “qualcosa di facile a dirsi, ma estremamente difficile ad applicare, soprattutto per sè“. Vale per tutti, anche per i tanti Catone il Censore che oggi se la prendono con Berlusconi. Ma siamo tutti peccatori».
Il passaggio successivo è sull’economia e sulla manovra.
«E qui, mi passi l’immodestia, mi pare di leggere i documenti dell’Anci, soprattutto quando si parla del “metodo scombinato con cui a tratti si procede“».
Ma non viene assolto proprio nessuno da Bagnasco?
«Il cardinale, che è autocritico anche con gli errori della Chiesa, non fa sconti a nessuno. Pensi all’attacco ai magistrati».
Attacco ai magistrati? Ma dove l’ha letto? Non sui giornali.
«Nella relazione, a metà di pagina 9. Dove Bagnasco dice testualmente che “colpisce l’ingente mole di strumenti di indagine messa in campo su questi versanti, quando altri restano disattesi e indisturbati“. Vorranno dire pur qualcosa queste parole. Perchè meritano pochi titoli?».
Forse perchè il bersaglio successivo è la stampa.
«Appunto. Cito sempre: “Colpisce la dovizia delle cronache a ciò dedicate“. E ancora: “lo svelamento del torbido, oltre a essere compito di vigilanza, diventa contagioso ed è motore di mercato“».
Prendendosela con l’evasione fiscale, il cardinale ce l’ha con la destra o con la sinistra?
«Il cardinale ce l’ha con chiunque non paghi le tasse. Ma è interessante che non citi i piccoli commercianti, ma il “grottesco sistema delle società di comodo“. Anche queste parole, per certi ambienti, non valgono una riga. E mi verrebbe da dire che si capisce bene il perchè».
Ultima domanda, d’obbligo. Perchè, teoricamente, riguarda da vicino anche lei e riguarda da vicino anche Genova, dove i cattolici sono in prima fila in vista delle elezioni amministrative. Come la mette con il riferimento del cardinale al «partito dei cattolici»?
«Innanzi tutto, lei non ha detto che il cardinale ha parlato anche di lavoro, di educazione, di insegnanti, di scuola, di famiglia. Quella che per me è la politica vera».
Ma il «partito dei cattolici»?
«I cattolici in politica sono gli Iter Agentes, dato che Bagnasco non propone impegni diretti in quanto cattolici, ma un lavoro umile, approfondito e di semina... Ma mi lasci dire che chi volesse leggere in queste parole fughe in avanti o scorciatoie, sbaglierebbe tempi e modi».
A Roma o a Genova?
«Anche in chiave locale, leggerle così rappresenterebbe soltanto l’espressione di smodate ambizioni personali, foriere di danni agli stessi cattolici».
Eppure, si è parlato di Bagnasco per Berlusconi.
«Molto più facile parlare e strumentalizzare che leggere davvero le parole del cardinale».