Ecco il Bar Sport Tribunale con lo 007 armato di Gazzetta

«Intelligence» in campo per studiare classifica avulsa e formazioni Ma
la domanda è: non avevano proprio niente di meglio da fare?

Se non siamo tutti quanti su Scherzi a parte, succede questo: la giustizia italiana, che notoriamente non ha altro di meglio da fare e non sa come riempire le giornate, lancia un astuto segugio sulle orme dell’Inter, per dimostrare come la squadra di Mancini, nel finale dell’ultimo campionato, abbia giocato sporco, rifiutandosi scientificamente di vincere in anticipo lo scudetto, tirando in lungo fino agli ultimissimi minuti, con lo scopo canagliesco di far vincere un discreto numero di biechi scommettitori.
Da come viene raccontata questa storia, Mancini sarebbe il puparo della criminale macchinazione. Evidentemente, in concorso con diversi suoi giocatori, anche se non si sa bene quanti e quali. Una cosa grossa? Una cosa enorme. E adesso avanti con le prove: l’agente di polizia giudiziaria Spadone Elio, sguinzagliato dalla magistratura alle calcagna degli interisti, ne raccoglie di clamorose. I suoi metodi investigativi sono quanto di più scientificamente avanzato. Microspie, intercettazioni ambientali, incroci di Dna? Questo è l’arcaico armamentario che i nostri 007 lasciano a quei vecchi arnesi della Cia e del Mossad: l’agente speciale Spadone Elio sfoglia i giornali e clicca sui siti Internet.
Con i suoi potenti mezzi, riesce a rilevare prove impensabili. Per dire: ad un certo punto, quando mancano tre giornate alla fine e l’Inter ha la possibilità di chiudere i conti con la Roma, Mancini fa scattare il suo piano, «schierando la non migliore formazione possibile» (in italiano: non schierando la migliore formazione possibile). La madre di tutte le prove? Mancini rinuncia a Balotelli. E anche ad Ibrahimovic, che effettivamente veniva da un infortunio, ma che tutti gli organi di stampa davano «come recuperato e possibilisti nel suo impiego» (in italiano: ritenevano fosse possibile il suo impiego). Risultato: l’Inter perde il derby, quindi pareggia in casa con il Siena, infine va a Parma e fino a 20’ dalla fine si lascia sfilare lo scudetto dalla Roma.
Strada facendo, la Banda Mancini (al segugio sfugge che spesso lo squadrone nerazzurro, nei titoli, viene definito proprio così: prova provata che sono tutti dei farabutti professionali), insomma questo circolo di bari palancai orchestra le cose più turpi: contro il Siena, mentre lo stadio intero aspetta la vittoria formalità per accendere la festa, il rigore decisivo non lo batte il rigorista Cruz, ma quel piede di fata del popolare Materazzi. Che non fa gol. Perché non fa gol? E perché tira lui al posto di Cruz? Già, perché? E perché la domenica successiva, a Parma, Mancini aspetta solo il finale della partita per rimettere dentro Ibrahimovic e vincere finalmente questo stramaledetto scudetto?
La risposta finale del sofisticato lavoro di intelligence è dunque scontata: «Vi è la sensazione che la squadra dell’Inter, una volta raggiunto un certo vantaggio, abbia tenuto un comportamento atto a programmare un lento riavvicinamento degli avversari». Così da ravvivare il mercato delle scommesse, naturalmente.
Se non fosse che l’Inter, anche senza diabolici piani, è capace di molto peggio. Se non fosse che Materazzi, con i suoi piedini, è capace di ben altro. Se non fosse che - a naso - neppure i più incalliti criminali rischierebbero mai di buttare uno scudetto, vincendolo solo a venti minuti dal termine in un cataclisma di coronarie, si potrebbe pure dubitare. Ma il problema è che l’intera vicenda risulta sovrastata e annichilita da un dubbio molto più inquietante, un dubbio al quale prima o poi bisognerà rispondere. Questo: davvero la giustizia italiana non ha niente di più urgente, di più serio, di più sensato, che condurre acrobatiche inchieste sfogliando la Gazzetta sul bancone dei gelati, giù al Bar Sport?