Ecco la Betancourt: viva ma torturata

Lo prova un video trovato dalla polizia a Bogotà: era probabilmente destinato con una lettera al presidente venezuelano Chavez

nostro inviato a Bogotà

Quella telefonata l’aspettava da cinque lunghi anni: «Sua figlia è viva. Abbiamo un video che lo prova». Dall’altro capo del filo Yolanda Pulecio, la mamma di Ingrid Betancourt, quasi sviene: «Chi parla? Chi parla?». «Signora, sono il comandante della polizia di Bogotà, veniamo da lei, abbiamo bisogno di informazioni».
Yolanda Pulecio accende la televisione. Neanche il tempo di schiacciare il telecomando, ed ecco scorrere le immagini che stanno facendo il giro dei network internazionali. La Betancourt è pallida, emaciata, sfinita, ha i capelli lunghi, le braccia scheletriche. Dimostra più dei suoi 45 anni. È legata con una catena a un albero. In piena foresta. «È lei, mia figlia, Dio com’è ridotta, ma l’importante è che sia viva». Ma il comandante della polizia le fa notare quella data a destra del video «24 ottobre»: «Fino a quella data, è la prova che sua figlia è viva. Ma oggi siamo al 30 novembre...».
L’atroce dubbio è che dalla data della registrazione del video ad oggi i terroristi delle Farc possano averla uccisa e che, con questo bluff, giochino sempre più sporco. Il video choc è stato sequestrato a tre «guerrieri urbani» (staffette di collegamento tra nuclei terroristici nascosti nella giungla e quelli della città) nel corso di un’operazione di polizia; controlli antiterrorismo che qui a Bogotà di sono intensificati dopo che i servizi di sicurezza hanno saputo di un probabile attentato delle Farc entro dicembre.
Un nucleo speciale di polizia ieri notte ha fatto irruzione in una casa nel quartiere più popolare di Bogotà, sequestrando, oltre al video, una lettera di dodici fogli della Betancourt ai familiari, sette altre dirette ai parenti dei tre americani sequestrati, una per il capo militare delle Farc e una al presidente venezuelano Hugo Chavez. Nelle righe scritte ai suoi cari, «la mamma esprime disperazione e solitudine», dice il figlio Lorenzoo.
Ma il video è comunque considerato dagli inquirenti un segnale positivo. E tanto è bastato ieri per rendere il dedalo di viuzze nel quartiere nord Rosale di Bogotà meno triste del solito. Qui, all’altezza della quarta carrera, al numero civico 170, abita la mamma della Betancourt. Finestre con le tapparelle chiuse, dove ieri è finalmente entrato un raggio di sole.
Ingrid Betancourt, che ha anche la cittadinanza francese, era stata catturata dai guerrigliei delle Farc durante la campagna per le elezioni presidenziali colombiane. Lei era candidata per i Verdi. Nel video recuperato dalla polizia si vedono anche i tre ostaggi statunitensi, contractors: Thomas Howes, Marc Gonsalves e Keith Stansell. Le Farc li avevano catturati dopo che il loro aereo era precipitato nel corso di un’operazione contro i narcotrafficanti, che operano in collegamento con la guerriglia.
Il video, dice la senatrice colombiana Piedad Cordoba, era destinato con la lettera a Chavez, che da tempo sta trattando con i ribelli comunisti delle Farc per ottenere il rilascio della Betancourt. Il presidente venezuelano aveva anche contattato il capo dell’Eliseo, Nicolas Sarkozy, facendogli balenare l’imminente rilascio della prigioniera. Sembra che Chavez svolga la sua mediazione proponendo in cambio della liberazione della Betancourt e di una quarantina di ostaggi la scarcerazione di cinquecento guerriglieri.
Il presidente francese ha accolto con soddisfazione l’annuncio del ritrovamento del video. «Una grande notizia, un passo importante verso la liberazione della signora. Faremo ogni sforzo per riportarla a casa», ha detto Sarkozy a Nizza, dove stava incontrandosi con Romano Prodi. A Bogotà il presidente colombiano Alvaro Uribe era furente con i guerriglieri: «La Betancourt e gli altri prigionieri sono stati torturati. Gli uomini della Farc sono terroristi torturatori, i peggiori della storia dell’umanità e i loro campi ricordano quelli dei nazisti. Noi - ha aggiunto - continueremo a lavorare per liberare tutte le persone nelle mani dei ribelli».