Ecco la «Bocconi» che sale Un monolite grigio di nove piani

Un monolite che emerge dalle viscere della terra. Shelley McNamara immagina così la sua creatura, il nuovo edificio dell’Università Bocconi. «Sta venendo persino meglio di quanto pensassi: sono entusiasta», spiega l’architetto irlandese che dirige con Yvonne Farrell lo studio tutto al femminile Grafton Architects che nel 2003 si aggiudicò il concorso bandito dalla Bocconi per ampliare le sue strutture didattiche. Dopo tre anni di lavori ininterrotti nell’area che si estende tra viale Bligny, via Röntgen e largo Sraffa, il cantiere ieri ha aperto per la prima volta le sue porte nel corso di una visita promossa dalla rivista Domus che il neodirettore Flavio Albanese ha voluto organizzare durante la Settimana del Salone.
Nel nuovo edificio, battezzato Bligny-Röntgen, un esercito di 400 persone tra progettisti, ingegneri e operai ieri si è fermato, ma solo per poco, per illustrare il complesso che ospiterà 883 uffici destinati agli istituti universitari sino a oggi dislocati in diverse sedi, foyer per il ritrovo degli studenti e un’aula magna di mille posti, costituita da un auditorium e da sale più piccole. L’incarico della direzione dei lavori e del coordinamento generale del cantiere spetta a Progetto Cmr: «Si tratta di un’opera monumentale per la grandezza e per il tipo di materiale che è stato usato: anche la logistica del trasporto e della sistemazione delle travi non è stata semplice in un cantiere così centrale», spiega Marco Ferrario, presidente della società. Il materiale proviene dalle cave del Lago d’Iseo: è il ceppo di Gré, una pietra dal caratteristico colore grigio usata anche in altri edifici della zona. Una scelta non casuale che Shelly McNamara ieri ha spiegato così: «Abbiamo voluto un’università che dialogasse con la città anche nella sua veste esteriore». A caratterizzare l’edificio, un unico blocco che si snoda su 6 piani esterni e 3 interrati, sono le cosiddette travi-parete, che hanno permesso senza l’uso di pilastri la costruzione degli uffici in posizione sopraelevata, quasi fossero appesi, favorendo la luminosità degli spazi di ritrovo sottostanti. Infine l’aula magna: definita dalle progettiste «una grande pietra incastonata», è un vero e proprio centro congressi dotato di una zona preposta a ricevere, in assoluta sicurezza, persino il presidente della Repubblica.
Con concretezza irlandese, i due architetti, già artefici del dipartimento di Ingegneria al Trinity College di Dublino, hanno concepito un’opera dall’anima di cemento armato e gli interni in calcestruzzo che qualcuno ha paragonato al quadro di Boccioni La città che sale. Spetta alle ampie scalinate, ai corridoi con vetrate e agli spazi comuni alti 8 metri il compito di alleggerire questo «monolite», dal prossimo anno a disposizione di docenti e studenti.