Ecco le bugie della sinistra sulla legge anti-Berlusconi

L’ex premier spagnolo Aznar critica l’Unione: &quot;Non si può fare una legge che va contro una sola persona. Sono insieme per demonizzare il Cavaliere&quot;. <a href="/a.pic1?ID=178155"><strong>La verità sul modello Usa</strong></a>

Roma - «Io ormai sono un retirado (pensionato), non sono più un giovane leader del futuro, con un futuro davanti come Gianfranco». I tempi sono stretti. I ritmi serrati perché in cima alla lista dei suoi impegni c’è la campagna elettorale di sua moglie Ana Botella per le amministrative madrilene. Ma José Maria Aznar al battesimo della fondazione «FareFuturo» - creatura su cui Gianfranco Fini, di concerto con Adolfo Urso, sta investendo con forza per il definitivo salto di qualità della destra italiana - non vuole mancare. E così, in poco più di dodici ore, l’ex premier spagnolo si concede una cena con il leader di An, un’intervista pubblica e un incontro di prima mattina con alcuni giornalisti. Tutto per benedire il cammino intrapreso dal suo amico italiano e spalancare le porte del popolarismo europeo ad Alleanza Nazionale. Ma anche per assestare un paio di colpi ben calibrati al governo di Romano Prodi sul conflitto di interesse e sui Dico.
Presidente Aznar, An è matura per fare il suo ingresso nel Ppe?

«È un approdo logico. Quando ero più influente mi sono speso per aprire le porte al mio amico Gianfranco. Ora le condizioni ci sono tutte e io auspico che An entri presto a far parte della grande famiglia del Ppe».
Nel frattempo in Italia sta nascendo una forza come il Partito Democratico la cui anima è divisa a metà tra Ppe e Pse.
«Snellire il sistema politico italiano non può che essere positivo. Quello che posso dire è che la sinistra, in Italia con Berlusconi, come in Francia con Sarkozy e in Spagna con me, si trova unita su una sola posizione: la distruzione e la demonizzazione dell’avversario. Non accetta il confronto, vuole sono mantenersi al potere. E questo è dovuto a una generazione che vuole vincere quel ’68 che ha perduto».
La sua condanna coinvolge tutta la sinistra europea?
«C’è un’eccezione positiva, quella di Tony Blair che ha inventato la Terza Via, ovvero un modo elegante per dire che il socialismo è finito».
Cosa pensa del progetto di legge della sinistra italiana sul conflitto di interessi?
«Io credo che nessun Paese possa fare leggi contro una persona. Mi aiuti: a quanto ammonta la soglia patrimoniale che la legge vorrebbe imporre?».
Diventa incompatibile con gli incarichi governativi chi ha un patrimonio superiore ai quindici milioni di euro.
«Quindi basta avere 14 milioni e 990mila euro per essere compatibile. Ma le sembra possibile? Il problema non è avere un patrimonio ingente. Il punto è se si usa il potere per favorire le proprie aziende. I controlli devono essere successivi. L’importante è che ogni angolo del patrimonio sia conosciuto».
Romano Prodi sostiene che sulle coppie di fatto vuole fare semplicemente ciò che ha fatto Aznar.
«Ma io non ho fatto nessuna legge sulle coppie di fatto. Non è vero nulla. Io credo nel matrimonio espressione di un uomo e una donna. Non ho nulla contro gli omosessuali ma su quel fronte basta la tutela dei diritti individuali».
Berlusconi sostiene che chi è cattolico non può stare a sinistra. Condivide questa posizione?
«Io credo che per l’Europa sia importante recuperare le radici cristiane. Quel che è certo è che per un cattolico è difficile difendere certe battaglie portate avanti dalla sinistra, una sinistra senza progetto che vuole distruggere l’assetto secolare della nostra società».
La vittoria di Sarkozy può innescare una inversione di tendenza nel Vecchio Continente?
«È la vittoria del pensiero forte contro il pensiero debole, contro il buonismo evanescente. Io credo che potrà cambiare il segno del suo Paese».
Sarkozy può essere per la Francia ciò che lei è stato per la Spagna, ovvero un innovatore e un modernizzatore? Vede questo parallelismo?
«Sì. Ma non spetta a me dirlo».
Cosa deve esserci scritto nella carta di identità di una destra moderna?
«Il senso di responsabilità, la difesa della gerarchia dei valori, dei diritti ma anche dei doveri, della meritocrazia da contrapporre a un falso egualitarismo. Senza dimenticare la necessità di stipulare una nuova alleanza con gli Stati Uniti, espandendo i valori dell’Occidente».
In Italia c’è chi vorrebbe creare il partito unico del centrodestra e chi vuole ricreare il centro. Lei con chi sta?
«Il centrodestra vince se è unito. Quindi deve ricercare le intese più ampie possibili. Il processo di aggregazione è positivo, che sia una federazione o un partito unico questo non spetta a me dirlo. E il centro non è un luogo politico: è un’aspirazione alla centralità che certo non è estranea ai valori della destra».