Ecco il bus degli zingari: tutti viaggiano gratis

Roma, viaggio sulla linea 719. Lungo la strada immondizia e sterpaglie. Il controllore: "Salgono tutti senza pagare". Tra i passeggeri bimbi sporchi e mal vestiti e uomini con catene d'oro

Roma - E il biglietto dove si fa? «Il biglietto non si fa, tanto qui sono tutti zingari». Sulla linea 719 di Roma il passaggio è gratis, basta partire dal capolinea. Non ci sono bar, né tabaccai, in questa zona della città lontana chilometri dai monumenti che fanno impazzire i turisti. Questa è un'altra Roma, la periferia dimenticata, una propaggine della Magliana che non è mai stata urbanizzata e dove non ci sono negozi, case, chiese, punti di riferimento. Non c'è niente, a parte un campo nomadi e un deposito di autobus. Di fronte alla strada, ci si potrebbe perdere nell'erba alta senza che nessuno se ne accorga. Perché nessuno passa di qui.

Questo è il posto dove tre notti fa è scoppiato un incendio al campo rom, il rogo che un volontario dell'associazione Arci aveva definito come intenzionale, opera di un gruppo di italiani, ma che la polizia ha archiviato come un semplice incendio sotto le baracche. Non è difficile che una scintilla quaggiù diventi fiamma: i cumuli d'immondizia fanno spavento al bordo della strada. I cassonetti sono colmi all'inverosimile: pezzi di legno e stracci un tempo vestiti, giocattoli rotti, cocci di bottiglia che spuntano dalla terra. Da questa miseria parte l'autobus 719.

È la linea che porta dall'inferno della periferia agli splendori della Roma turistica. Quarantadue fermate dopo si arriva al Testaccio, via Marmorata, zona di locali per aperitivi e discoteche, ma la partenza è un capolinea nell'abbandono, una fermata nella strada deserta, dove nessuno dei passeggeri è italiano. «Vada su senza biglietto», consiglia un autista dell'Atac. «Vuole che le facciano la multa? Non di certo». Ride, ma più per rassegnazione che per fare una battuta. Chi sale al capolinea di via Candoni diventa nomade e impunito come gli altri passeggeri.

Qui va così, la macchinetta del 719 non lavora mai. Accanto al conducente c'è addirittura il controllore. Ma non avanza verso i sedili, non scruta i passeggeri. Non chiede. Scorrono le fermate e non si muove. Forse lo sa che qui il biglietto non lo paga nessuno. E chi sale lo sa ancora meglio, è consuetudine. Per il Comune persegure un nomade sarebbe uno spreco di soldi: costa più il lavoro di indagine per scoprire chi è e dove abita il trasgressore dell’incasso della multa.

A salire sul 719 sono soltanto nomadi per tre-quattro fermate. Si riconoscono perché spesso tengono un bambino per mano. Ed è dai piccoli che si capisce che non hanno un lavoro, ma vanno verso il centro a tentare la fortuna.

Come un ragazzo con il cappellino a visiera calzato sulla testa, con i jeans di marca e una maglietta attillata. Sale con un bambino con la canottiera macchiata, il viso sporco e imbronciato. Quelle macchie potrebbero essere terra, o cioccolato, o sangue. Il padre sfoggia un abbigliamento perfetto, il bambino è vestito di stracci. Basterebbe lavargli la faccia, fargli indossare una maglietta pulita. Sale un uomo sui cinquant'anni, tutto vestito di nero, con una grossa catena d'oro al collo, e occhialoni scuri.

Su questo autobus senza la legge si può osservare più che altrove il contrasto di un’etnia diffidente e che non vuole integrarsi, tenuta a distanza dai pochi passeggeri che più avanti salgono per le loro commissioni, dove i più piccoli sono lasciati sporchi, e i grandi, soprattutto gli uomini, inseguono la moda con una vanità ossessiva.
E poi ci sono le donne. Partono del campo per fare la spesa. Prendono il bus dal capolinea nelle loro gonne ampie, i fianchi larghi, gli infradito ai piedi. Il 719 è l’autobus che porta ai superdiscount del Trullo, il quartiere più vicino dove alle sei scatta l’ora dei rifornimenti. Dal bordo della strada si vedono avanzare bambine che spingono carrelli a piedi nudi, ma è più avanti che scendono le donne. Il 719, in senso opposto, verso il campo e il capolinea, diventa una dispensa di sacchetti di frutta e pacchi di pasta.

Dopo essersi avvicinato ai divertimenti di Trastevere e ai pub del Testaccio l’autobus dove non si paga il biglietto ritorna nel quartiere «sporco e martoriato» da cui era partito, come dice un volantino appeso al Trullo. La «triste terra di nessuno».