Ecco come cambiano le elezioni

Addio a schede lenzuolo: rivoluzionato il mondo dei partiti. <strong><a href="/a.pic1?ID=239957">Piepoli</a></strong>: &quot;Berlusconi e Fini? Hanno già vinto loro&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=239955">D'Alimonte</a></strong>: &quot;Sistema politico sempre più semplice&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=239952">Campi</a></strong>: &quot;Il listone? Una svolta epocale&quot;

Roma -A prima vista, nel segreto delle loro cabine, gli elettori dovrebbero trovarsi di fronte ad una vera e propria sorpresa. Addio alle schede-lenzuolo (quella delle ultime consultazioni superava il mezzo metro) piena di simboli e coalizioni, di colori e di offerte elettorali. Addio ai due grandi schieramenti, che sommavano storie e famiglie politiche spesso incompatibili.

Stavolta, centrodestra e centrosinistra realizzano per «autoregolamentazione» la riforma che tutte le leggi elettorali degli ultimi anni avevano provato (senza successo) a disegnare. E così se l’equilibrio che dal 1946 governava l’Italia, quello che uno studioso come Giorgio Galli definì con una celebre espressione «il bipartitismo imperfetto» (ovvero la sfida fra Dc e Pci), aveva lasciato il posto ad un «bipolarismo imperfetto» (la via delle coalizioni fra estremi che si sostengono con la desistenza, o si associano con accordi elettorali siglati a denti stretti, stavolta cambia davvero tutto).

Comunque vada a finire - se le dichiarazioni di Walter Veltroni e di Silvio Berlusconi avranno seguito, si profila un nuovo scenario. Sarà meglio o peggio? Si tenderà verso l’America - come sembra - o verso la Francia? E che tipo di conseguenze ci saranno sul piano politico, culturale ed elettorale? Che ruolo avranno coloro che - come i sostenitori della cosiddetta «Cosa bianca» - provano a giocare la loro partita al di fuori di questo schema disegnato dalla svolte di Berlusconi e di Veltroni?

Qualunque sia la risposta a questi interrogativi si tratterà comunque di un piccolo terremoto, che alcune personalità che appartengono ai diversi mondi toccati da questa riforma commentano così, provando ad ipotizzare i nuovi scenari disegnati dalla prima competizione che rompe lo schema dell’«imperfezione italiana».