Ecco il cartoon «Terkel» il bullismo in prima media

Doppiato da Elio e le Storie tese, rischia il divieto ai minori di 14 anni

Pedro Armocida

da Roma

Non amate il buonismo e il politicamente corretto? Dal 7 aprile al cinema c'è un film che fa per voi. S'intitola Terkel ed è una pellicola d'animazione. Parla di giovani studenti della prima media ma non è esattamente un film per bambini. Perché sulla scia dei meno irriverenti South Park, Beavis and Butthead e Grattachecca e Fighetto dei Simpson, i registi danesi Stefan Fjeldmark, Kresten Vestbjerg Andersen e Thorbjorn Christoffersen, da una storia radiofonica di Anders Matthesen, hanno costruito un film che racconta la realtà come noi non la vogliamo vedere: con i ragazzi che intercalano ogni frase con una parolaccia, con i bulli della classe che ne combinano di tutti i colori, con i genitori oltremodo assenti, con gli insegnanti che non sono sempre degli stinchi di santo. Il tutto condito con scene di violenza che vogliono essere anche un po' la parodia di certi film splatter. Insomma un disegno animato che centrifuga il peggio della nostra società ma tenendosi ben lontano da qualsiasi morale educativa. L'aspetto curioso è che tutto ciò proviene dalla Danimarca, paese con cui siamo abituati a rapportarci con deferenza, almeno rispetto a ciò che attiene la sfera del vivere civile. La Moviemax, Officine Ubu e Bo Casper Entertainment che distribuiscono il film in Italia hanno poi avuto l'idea di affidare l'adattamento dei dialoghi e delle canzoni ai nostri Elio e le Storie tese (Elio, Faso, Cesareo, Rocco Tanica) che, guidati da un professionista come Antonello Governale, hanno avuto gioco facile a rendere Terkel ancora più estremo, corrosivo, a tratti insostenibile. Nel senso che si ride tanto ma spesso, soprattutto nelle situazioni limite, un po' ci si vergogna di farlo. Una sensazione che probabilmente vivranno anche i componenti della commissione di revisione cinematografica da cui tutti si aspettano almeno un divieto ai minori di 14 anni. In Danimarca invece, dove il film è stato un grandissimo successo di pubblico ma anche di critica, il divieto ha riguardato solo i più piccoli, dai sette anni in giù. «Non si può dire che sia un cartoon per bambini - ha detto ieri Elio alla presentazione del film - ma lo considero comunque un film educativo, perché affronta temi importanti e preoccupanti che riguardano tutti i ragazzini nella prima fase della loro vita. Quando l'abbiamo visto la prima volta anche noi siamo rimasti spiazzati ma tutto quello che si vede nel film è estremamente vero». E mai gratuito. Anche la descrizione della presenza/assenza degli adulti, chiarisce Faso, «mette chiaramente in luce il forte distacco generazionale e la mancanza di dialogo che esiste tra genitori e figli». E sulla violenza dei bambini aggiunge: «Sanno essere veramente crudeli ed è molto realistico il modo in cui nel film si pongono nei confronti dei coetanei e degli adulti». Sul fronte delle canzoni, alcune sembrano avviate a diventare di culto.