Ecco il «Castro One», l’aereo che passa col rosso

È ultramoderno, sofisticato, design d’avanguardia, dotato di ogni comfort. E costa un capitale...

Da due mesi fa lo sciopero della fame. «Sta male - dice chi gli vuole bene - abbiamo paura che non ce la faccia». L’altra faccia di Cuba ha i lineamenti scavati e l’aria sofferta di Guillermo Farinas, 43 anni, psicologo, giornalista. È il direttore dell'agenzia di stampa dissidente Cubanacan Press, ha cominciato il suo sciopero della fame il 31 gennaio scorso. Chiede qualcosa di rivoluzionario, di assurdo, di impossibile: un collegamento internet sull’allacciamento di casa. «Stiamo chiedendo a Fidel Castro - ha detto Elizardo Sanchez, presidente della Commissione diritti umani e riconciliazione nazionale - un semplice sì alla richiesta. Non ci sembra che Farinas chieda poi molto». La risposta del governo: la cosa non sta né in cielo, né in terra.
In terra no di certo, ma in cielo... A 40mila piedi di altezza per esempio, nello studio di un jetliner luxurious Ilyushin 96-300, internet c’è. È c’è anche una tv satellitare, una libreria, una saletta bar, camere da letto, tripli servizi. E un’unità medica all’avanguardia capace di intervenire anche in terapia intensiva. Un palazzo volante in grado di ospitare 300 persone, ma abitato da un solo uomo: Fidel Alejandro Castro Ruz, il líder máximo, simbolo universale della lotta contro lo sfruttamento, il privilegio, la povertà.
L’aereo è appena arrivato a Cuba, erano mesi che se ne parlava, ed è uno dei più grandi che l’industria Voronezh Ilyushin abbia mai costruito, il primo aereo civile russo esportato negli ultimi 15 anni. Tutto merito di Putin che ci ha messo una buona parola, non quelle velenose che hanno invece usato i suoi avversari politici quando toccò a lui farsi la reggia tra le nuvole. Costava troppo, lo accusarono impudenti, visti anche i problemi economici della Russia. Preoccupazione che a quanto pare non ha minimamente sfiorato il líder máximo che anzi, nonostante il silenzio imposto all’imbarazzante shopping, ne avrebbe già comprato un secondo con i risparmi, 110 milioni di dollari, che l’embargo non ha rosicchiato. Fino a poco tempo fa del resto pilotava un vecchio Ilyushin 62 di trent’anni fa al quale le autorità aeronautiche di mezzo mondo aveva vietato l’atterraggio dato che il velivolo non rispondeva più a nessuno dei moderni standard di sicurezza. Mica si può andare in giro per il mondo conciati come un cubano qualunque...
Per evitare i soliti pettegoli invidiosi il governo ha voluto precisare che l’aereo, quando si dice la solidarietà proletaria, servirà anche per trasportare lavoratori cubani in Venezuela nell’ambito di uno scambio di manodopera. Nessuno però finora ne ha visto salire uno a bordo. In compenso il progettista dei jet ha dovuto lavorare duramente per soddisfare tutte le richieste di Castro: il design gli piaceva così, gli interni li preferiva colà «ma tutto è stato costruito seguendo i più moderni principi di ergonomia». Nella stanza principale ci sono tutti i piccoli lussi richiesti da Fidel: lettore dvd, servizio bar, poltroncina in pelle. Tutto ovviamente per il comfort del Cipputi cubano in trasferta di lavoro a Caracas e Maracaibo. Cuba ha già pagato il 15% del costo degli aerei, il resto è stato pagato dalle banche russe, in 10 anni riavranno tutto con gli interessi. Per arrotondare arriveranno anche tre Tupolev 204s di portata media, uno dei quali adattabile per ogni esigenza di volo. Contratti pronti entro il mese. Nel 1962 lo spiegamento di missili nucleari sovietici a Cuba puntati sull’America portò il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale. I tempi sono cambiati: «Cuba diventerà per la Russia il trampolino di lancio per esportare i nostri aerei in tutta l'America» gongola Aleksandr Rubtson, direttore finanziario dell'Ilyushin. La reggia volante di Castro è solo un’apripista. Poi dicono che con il comunismo non si fanno castelli in aria...