Ecco le Cenerentole delle passerelle

Sul marciapiede la moda deve essergli sembrata una chimera, lontanissima dalla durezza delle loro vite di strada. Un mondo patinato che, sui giornali e in tv, può avergli regalato un po’ di magia. E, come nel film Pretty woman, è arrivata anche per loro una seconda chance. È così che «Alta Roma» quest’anno ha deciso di confermare la sua mission sociale con il progetto «Per riprendere il filo. Percorso formativo per uscire dal disagio», ideato dal presidente Stefano Dominella e rivolto a giovani donne vittime di violenza e sfruttamento. Trentadue ragazze tra i 18 e i 27 anni provenienti per lo più dall’Est europeo, qualche brasiliana e un’italiana, accolte in case-famiglia nel nostro Paese. Alle spalle storie di emarginazione, da cui uscire armandosi di carta e matite colorate. Un modo di recuperare la loro femminilità violata con un lavoro che le faccia sentire libere. Le dodici aspiranti modelliste hanno iniziato il corso, tenuto da Deanna Ferretti presso la Scuola di moda Ida Ferri, lo scorso dicembre. Otto fanno parte del progetto «Roxanne» del Comune di Roma per le vittime di tratta sessuale. Donne in fuga dalla povertà che, arrivate in Italia, hanno visto i loro sogni andare in pezzi. Ma con «Roxanne» sono riuscite a ribellarsi alla prostituzione e allo sfruttamento. Altre quattro, invece, sono mamme con bambini in condizioni di fragilità, sfuggite alla violenza domestica e ospitate in strutture di accoglienza della Capitale. Esperienze traumatiche superate anche con l’aiuto di Santo Costa, creatore dei costumi del film Pinocchio di Benigni, che le ha seguite passo passo nel workshop di 700 ore. E i venti modelli realizzati, ispirati alla tunica romana, sfileranno lunedì prossimo al Tempio di Adriano. Ma il défilé sarà solo la prima tappa del progetto che, a febbraio, coinvolgerà altre venti allieve. A fargli da tutor sarà Anna Fiorelli, assieme a dieci diplomati delle scuole di moda e costume di Roma. E, dopo le lezioni in aula, le ragazze potranno fare esperienza presso note griffe italiane e trenta aziende del settore. Un modo di conciliare la solidarietà con la ricerca di manodopera qualificata che, pare, nella moda stia diventando sempre più rara. Dopo la terza età, le nomadi dei campi rom e le detenute di Rebibbia, «Alta Roma» tende la mano alle donne «di strada» che hanno deciso di voltare pagina.
«Un progetto a cui tengo moltissimo», ha detto il presidente Dominella, che ha aggiunto: «La moda non è solo universo dell’effimero, ma può trasformarsi in un collante e in un traino meraviglioso. Ed è quello che è accaduto durante il laboratorio che le ragazze hanno frequentato in questi mesi. Grande affiatamento con gli insegnanti, per poi scoprire che molte di loro hanno qualità manuali assolutamente inaspettate». A sposare l’iniziativa, anche la moglie del capo dello Stato, Clio Napolitano, che ha scritto a Dominella: «Offrire a tante giovani donne, vittime di violenza ed emarginazione, l’opportunità di riscattarsi con una formazione professionale che ne favorisca l’inserimento lavorativo, fa onore ad Alta Roma».