Ecco che cosa ci insegna la sommossa

Le rivolte in Gran Bretagna, senza volerlo, hanno impartito qualche lezione, se vogliamo, «politica».
NO AI RISPARMI SULLA SICUREZZA
Il governo di David Cameron (nella foto), per voce del ministro delle finanze Osborne, ha dichiarato di essere impegnato in una riforma delle polizia che prevede due miliardi di sterline di tagli e la perdita di 30mila posti di lavoro. Tuttavia, un sondaggio del Guardian riporta che il 56 per cento degli inglesi ritiene che la polizia non abbia abbastanza fondi, il 61 per cento che i poliziotti facciano rispettare la legge in modo uniforme e senza pregiudizi, e il 45 per cento che il capo provvisorio di Scotland Yard abbia fatto un buon lavoro (nonostante la recente brutta figura di questo servizio di polizia nell’affaire «intercettazioni/News of the World»).
SÌ AL SUPERLAVORO DEI GIUDICI
In Italia, dove i giudici si lamentano in continuazione del sovraccarico (relativo) di lavoro, forse non sarebbe mai successo. Per far fronte all’ondata di arresti e di incriminazioni i tribunali della capitale, e di Birmingham e Manchester, sono rimasti aperti 24 ore su 24. Nella sola sezione londinese di Westminster si sono registrati 200 casi, con avvocati, procuratori e giurie presenti giorno e notte (i minorenni ascoltati col sole, i maggiorenni in notturna).
TAGLI ALLA CULTURA? SOLITA SCUSA
Come scrive il sempre ironico Howard Jacobson sull’Independent, l’unico negozio che non è stato assalito durante a Clapham Junction è la libreria Waterstone’s. «Occasione mancata - scrive Jacobson - di scippare un Harry Potter o la Sociologia di Giddens. Di certo i rivoltosi non protestavano contro gli alti costi per procurarsi un’educazione in Inghilterra».
SUSSIDIO? NON FRENA LA TEPPA
Inondare le zone ad alta problematicità di aiuti per i disoccupati, sussidi di povertà e quant’altro non ha impedito a molti beneficiati di rivoltarsi. Qualche commentatore in Italia è partito con la solfa dei poveri emarginati. Poi hanno capito che si trattava di vandali e figli di papà. Gli inglesi ora pensano di affidarli alle cure del super poliziotto William Bratton (foto in centro), padre della tolleranza zero il cui motto è: «I teppisti devono temere la polizia».
LA MIDDLE CLASS ESISTE ANCORA
Sociologi e giornalisti la davano per dispersa nella globalizzazione, stancamente rinchiusa sui propri valori di stabilità, sicurezza sociale, meritocrazia. Invece la classe media londinese è scesa in strada per riappropriarsi dei propri quartieri e ripulire la città dai resti dei vandalismi. Ciascuno con la propria ramazza. Dimostrando che né la middle class né la solidarietà sociale sono morte.
IL WEB NON È TUTTO ROSE E FIORI
«Chiunque - ha detto David Cameron - abbia guardato le azioni orribili di questi giorni sarà rimasto colpito da come siano state organizzate attraverso i network sociali». E ha minacciato di chiuderli, in caso di futuri disordini. L’evidenza della sua affermazione era tale che nemmeno gli abbonati di Wired hanno protestato.
SI INTEGRA CHI LAVORA
Tariq Jahan (in foto), padre di uno dei tre giovani uccisi a Birminghan, è un immigrato asiatico musulmano. Lavora a tempo pieno, come lavorava suo figlio e gli altri due fratelli uccisi. A volte il peggio di sé lo danno quelli del posto.