Ecco chi abbiamo perso nella curva maledetta

Simoncelli era l’erede di Rossi: in pista e fuori. La Honda avrebbe puntato su di lui. In scia a Valentino avrebbe continuato a portare le moto nelle case italiane


Se le mettiamo in fila, una dopo l’altra, vien male. Quante imprese avrebbe regalato il Sic a noi tutti che amiamo le moto e però adoriamo che qualcuno le spieghi, le umanizzi, le renda silenziose e colorate e divertenti e capaci di entrare nelle nostre case e non solo di far discutere i centauri accanniti.
Perché il Sic era predestinato a proseguire nello sdoganamento motoristico avviato da Rossi. Facciamoci caso: benché fosse stato immenso, Giacomo Agostini non era riuscito in questa impresa e tantomeno Marco Lucchinelli e Franco Uncini campioni negli anni Ottanta. Neppure Biaggi ce l’aveva completamente fatta. Chi ha invece portato il motomondo davvero in tutte le case, spalancando le porte dei salotti dei calciofili o le cucine di casalinghe e donne in carriera tornate di fretta, è stato il meravigliosamente devastante fenomeno Rossi. Un uragano che a suon di mondiali a raffica, di scenette, di Rossifumi alla giapponese, di Valentinik alla fumetto giallo, di Dottori honoris causa era ed è diventato a tutti gli effetti il Signor Moto. E il Signor Moto aveva visto nel Sic il proprio erede.
Ecco chi ci siamo persi. Abbiamo perso un ragazzo che con il faccione stampato su poster e manifesti e pubblicità e inquadrato dalle telecamere avrebbe proseguito nella tradizione rossiana di catturare tifosi e nuove leve da far crescere. Abbiamo perso uno show man nato per stare su qualsiasi palco con la leggerezza di chi lo fa e farà sempre per caso. Abbiamo perso un campione che con il cespuglio di capelli e la voce da criceto e la moto che pareva una patatina non era solo un motociclista ma un videogioco vivente, un cartone animato e sorridente per tanti bambini. Pensateci: come può un bambino resistere e non innamorarsi di un criceto che parla e che sembra un cartone e che per di più con un sorriso promette vittorie e vagonate di patatine? È un attimo ricordare il Valentino Rossifumi tutto colorato degli inizi con i biscotti per sponsor. Chiedete ai bimbi di allora ora ventenni se non s’innamorarono anche di quel mix esplosivo.
Ecco, abbiamo perso tutto questo. E abbiamo perso un fuoriclasse che la Honda aveva fortissimamente voluto tenere con sé a scapito di Andrea Dovizioso bravo pilota, ma non mix esplosivo. Abbiamo perso un fuoriclasse che giusto un paio di settimane fa aveva partecipato ai test ufficiali Honda dando subito il suo parere sulla moto missile del 2012 che «va forte, s’impenna anche in quinta e sesta e a fine giornata hanno persino chiesto le mie indicazioni e spero siano utili ...» avevo aggiunto sbalordito di se stesso e che gli dessero così importanza. Abbiamo perso l’erede di Vale e di Stoner al tempo stesso. Perché Casey «non correrà a lungo, Casey ha nostalgia dell’Australia, diventa padre, cambierà presto, qualche anno al massimo ancora e poi via...» avevano fatto capire dalla Casa giapponese e tra Pedrosa che non sapevi a volte se fosse in pista e il Sic che seguivi e appassionava anche a motori spenti, chi avrebbero scelto come uomo simbolo?
Ecco chi abbiamo perso.