Ecco chi appoggiava gli indignados (ma adesso prende le distanze)

A settembre Di Pietro sentenziava: &quot;Se Berlusconi non si dimette, ci scappa il morto&quot;. Nelle scorse settimane tutto il centrosinistra ha sposato la battaglia degli <em>indignados</em>. Vendola: &quot;La politica stia zitta e ascolti&quot;. Ecco chi ha contribuito a scaldare gli animi dei giovani indignati

Sono da poco passate le tre di pomeriggio. Il primo assalto dei black bloc ha già fatto saltare in aria tre automobili, le vetrine delle banche sono state sfondate e i supermercati sono stati saccheggiati. Ed è proprio tra i manifestanti "in nero", quei black bloc che hanno organizzato e messo in atto la guerriglia, la telecamera inquadra un bambino. Non ha più di dieci anni, accanto a lui il padre che ghigna in faccia alle forze dell'ordine. Anche il bambino ha il volto travisato. Una kefiah ne nasconde i lineamenti. E' solo l'inizio di una protesta che un'ora dopo degenererà in scontro a fuoco, negozi devastati, sassaiole e bombe carta. Eppure la guerriglia era già stata prevista. L'intelligence italiana aveva fatto sapere, nei giorni, scorsi che ci sarebbero state alte possibilità di scontri. E alla fine i black bloc si sono infiltrati nella manifestazione e l'hanno monopolizzata.

Solo giovedì scorso il leader del Partito democratico, Pierluigi Bersani, si era presentato a Otto e mezzo a dire di "capire le motivazioni che spingono gli indignati a protestare". Nelle ore a seguire in tanti si sono poi accodati a questa opinione. "Incidenti? - si era chiesto proprio Bersani qualche giorno fa - mi auguro di no, ma capisco che quando nascono movimenti che hanno una piattaforma comune e ospitano presenze organizzate e non... Spero che non avvenga niente, perché se avviene qualche atto di violenza viene deformato il senso di queste proteste". Così non è stato. E nel giro di poche ore il numero uno di via del Nazareno ha preso le distanze dai manifestanti: "Oggi a Roma si sono viste cose incredibili e vergognose. Bisognerà capire come sia possibile che una banda di centinaia di delinquenti abbia potuto devastare, aggredire, incendiare e tenere in scacco per ore il centro di Roma".

Insomma, prima l'appoggio poi la retromarcia. Così in tutti i partiti del centrosinistra. "La dimensione mondiale della protesta degli indignati dice che siamo ad un punto di non ritorno - aveva detto Nichi Vendola poco prima che iniziasse il corteo - dalla crisi si uscirà solo con politiche fondate sulla sostenibilità sociale e sulla conversione ecologica. Una generazione intera denuncia il delitto sociale della precarietà del lavoro e della vita". Per il leader del Sel, la sinistra ha il dovere di "rispondere in modo credibile a questa travolgente domanda di cambiamento". Sulla stessa linea anche il comunista Oliviero Diliberto che aveva parlato di "spinta per lottare ancora di più contro Berlusconi e il suo governo".

Bisogna fare un salto a qualche settimana fa per capire che i politici hanno contribuito ad alzare l'asticella dello scontro. "Prima che ci scappi il morto, mandiamo a casa questo governo", diceva ai primi di settembre Di Pietro. Poi, nei giorni scorsi, il leader dell'Italia dei Valori aveva spiegato che "è impossibile non sentirsi profondamente solidali con i giovani e non condividerne l’indignazione". "Come si fa a non sentirsi indignati e offesi  - aveva tuonato l'ex pm di Mani Pulite - scoprendo che quelli che hanno provocato la crisi, dopo essersi fatti salvare a spese dei contribuenti, si sono arricchiti più che mai mentre intorno a loro la stragrande maggioranza della popolazione s’impoveriva sempre di più?". Eppure, una volta che si sono consumate le violenze nel centro della Capitale, anche il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi si è limitato a parlare di "un vero peccato". "Ancora una volta - ha spiegato l'esponente dipietrista - la violenza e la stupidità di pochi rischia di appannare e pregiudicare le buone ragioni di una grande maggioranza che sta manifestando pacificamente la propria legittima indignazione di fronte alla drammaticità della crisi".

Già nei giorni scorsi il centrodestra aveva puntato il dito contro le opposizioni che avevano messo in scena una serie di manovre antiparlamentari, a partire da quella di non partecipare ai lavori della Camera. Tanto che Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl a Montecitorio, aveva accusato il Partito democratico di essere in profonda sintonia con gli indignados. "E' uno scenario di guerriglia urbana programmato e progettato - ha detto oggi Cicchitto - evidente che la radicalizzazione dello scontro politico alla fine avrebbe potuto avere anche effetti di questo tipo". Per questo, l'esponente del Pdl si augura che "il Pd e l'Idv si dissocino da queste follie". In realtà, come ha detto bene il ministro della Difesa Ignazio La Russa, gli indignati violenti "si sono sentiti legittimati, hanno trovato alibi, pseudo giustificazioni in qualche atteggiamento della politica dai toni troppo alti contro il governo Berlusconi".