«Ecco chi ha scavato il buco della sanità»

«Sei tu e nessun altro, caro presidente della Regione Claudio Burlando, ad aver scavato buchi profondi nel bilancio della sanità ligure. E ora, per giustificare l’incapacità tua e dei tuoi collaboratori a governare, non puoi stravolgere le cifre per scaricare le colpe sulla mia gestione»: conti alla mano e rabbia - mascherata dietro l’aplomb anglosassone - nel cuore, l’ex governatore della Liguria Sandro Biasotti spara a zero sull’amministrazione al governo della Regione, con l’obiettivo dichiarato «di fare giustizia di tante falsità e verità misconosciute». Mettendo subito in chiaro un concetto: «Io non ho lasciato la sanità in deficit, anzi nel 2004 il bilancio era in attivo di 12 milioni. La colpa dei conti in rovina è di Burlando che dice bugie e non è in grado di governare. Lo dimostrano le cifre dell’andamento delle risorse a disposizione e dei disavanzi registrati nei diversi anni, dal 2000, anno in cui sono entrato in carica, fino a metà 2005, quando ha cominciato a interessarsene l’attuale amministrazione». Lo ascolta a distanza, replicando con fermezza, l’assessore al Bilancio, Giovanni Battista Pittaluga: «È provato e certificato dal ministero - sostiene il principale responsabile dei conti pubblici regionali - un disavanzo di 299,3 milioni nel 2004. E allora era in carica Biasotti».
La guerra delle cifre, dunque, prosegue a colpi di accuse e controaccuse, per iniziativa dell'ex governatore che ci tiene a «spiegare alla gente di chi è veramente la colpa della situazione che si è creata nell’ultimo anno e rischia di far scattare, entro pochi giorni, la procedura che obbliga la Regione ad aumentare fino ai massimi livelli le addizionali Irpef e Irap». Biasotti non accetta assolutamente che ricada su di lui la minima responsabilità, a costo di rendersi disponibile al giudizio di una sorta di gran giurì: «Nominiamo tre saggi autorevoli e indipendenti - dice -, sottoponiamo loro le cifre della sanità da sei anni a questa parte e accettiamo la sentenza. Sono convinto che mi darebbero ragione». Fra l’altro, insiste Biasotti, «c’è una lettera che la Regione ha inviato lo scorso maggio al ministero per spiegare che il disavanzo del 2004 era stato coperto». Questo fa giustizia - sostiene infatti l’ex governatore - di tutte le dichiarazioni, dall’assessore alla Sanità Claudio Montaldo al collega Pittaluga, allo stesso presidente Burlando, a proposito del presunto buco del 2004 che avrebbe causato la frana dei conti: «Dalla lettera emerge che il deficit che ho lasciato io ammonta a 67,6 milioni di euro e che lo Stato ci deve ancora rendere 103 milioni. Basta bugie, Burlando non è in grado di governare. E per quanto mi riguarda, visto come stanno le cose, voglio rigovernare la Regione». Significa che si sente già in campagna per la successione? Risponde con una battuta: «Non sono in campagna, sono al mare...». Che comunque non significa precisamente «no». Poi tira fuori altri dati: «La verità è che io nel corso della mia presidenza ero riuscito a ottenere per la Liguria un aumento delle risorse statali, mentre Burlando è andato a Roma una volta è ha ottenuto gli stessi fondi dell'anno prima». Pittaluga, va da sé, non ci sta: «La situazione, come spiega bene anche quella lettera, è molto chiara - sottolinea, scandendo le parole -. Il deficit del 2004 certificato dal ministero è di 299,3 milioni, che noi abbiamo coperto con 54 milioni del riparto 2004, con 119 milioni del riparto 2006, con risorse regionali del 2005 e con 80 milioni della manovra fiscale dello scorso autunno. È chiaro - aggiunge l'assessore - che se la giunta Biasotti avesse chiuso in parità il bilancio 2004, noi avremmo potuto impiegare i 119 milioni statali del 2006 e gli 80 milioni della manovra regionale per coprire il disavanzo del 2005».
Nel frattempo, a pochi metri di distanza, nel palazzo di via Fieschi, il consiglio regionale approva il nuovo Regolamento, che entrerà in vigore tra quindici giorni, e che in 137 articoli ridisegna le norme per il funzionamento dei lavori dell'assemblea legislativa adattandola fra l'altro ai cambiamenti intervenuti dagli anni '70 con le varie riforme istituzionali. L'assemblea vota il via libera al documento con 21 voti favorevoli del centrosinistra. Due gli astenuti, i consiglieri Verdi, contrari all'abolizione della norma che consentiva interventi con tempi illimitati (antiostruzionismo), mentre sono 8 i voti contrari della minoranza di centrodestra. Al momento del voto sono assenti, fra gli altri, Gianni Plinio, capogruppo di Alleanza nazionale, e lo stesso Biasotti, che viene ripreso dal presidente del Consiglio Mino Ronzitti «per avere convocato una conferenza stampa proprio durante la fase finale della discussione e il voto». Ronzitti, infine, ringrazia per l'atteggiamento tenuto da Forza Italia e Udc, e mette in evidenza come «la discussione sia avvenuta in un clima di grande dialogo e di grande rispetto. Questo, in contrasto con la caduta di stile e la mancanza di rispetto di alcuni consiglieri, non presenti in aula nel momento in cui l'assemblea votava un documento di grande significato e importanza per la vita dell'istituzione».