Ecco chi è il padrone dell’Unità ma Concita finge di non saperlo

La De Gregorio nega, ma il quotidiano ha vissuto finora grazie a 6,4
milioni di finanziamenti pubblici ai partiti. E l’editore Soru è fra i
leader democratici. A nominare il direttore attuale fu Veltroni, stufo delle critiche di Padellaro 

Partendo dalla fine di questa storia, si potrebbe dire così: se è di destra è bieco e deprecabile dossieraggio, se è di sinistra è salvifico e virtuoso giornalismo d’inchiesta. Che è anche un po’ come dire che se sei occhialuta e bionda e ti chiami Concita De Gregorio e il quotidiano che dirigi guarda al Pd allora sì, tu puoi; ma se sei occhialuto e pelato e ti chiami Alessandro Sallusti e il tuo quotidiano guarda al Pdl allora no, tu non puoi. Perché al netto dei dossier che non ci sono e dei segugi che invece ci sono ma a Mantova non ci vanno nemmeno in vacanza e di Nicola Porro che scherzava e della Sciura Marcegaglia che si preoccupava e dei pm che non gli pareva vero, ecco, al netto di tutto resta che l’Unità sta al Pd almeno quanto il Giornale sta al Pdl. Non ci piove, anzi, piovono finanziamenti pubblici: non al Giornale, che infatti non è del Pdl, ma all’Unità, che infatti è del Pd e come tale nel 2009, per il 2008, ha messo in cassa quasi 6,4 milioni di «Contributi per testate organi di partiti e movimenti politici che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle camere o rappresentanze nel Parlamento europeo».
Hai voglia ad accapigliartici, con la De Gregorio, come ha fatto Sallusti l’altra sera a «In Onda» su La7. Lei a dire che «la differenza fra noi è che io non sono eterodiretta, mentre il suo è il giornale di Berlusconi», lui allibito: «E il suo è il giornale del Pd, infatti lei fa inchieste sulle notti di Berlusconi con ragazze maggiorenni e vaccinate, ma non sulle notti di Fassino». Non è dato sapere se il di lei strabuzzare d’occhi fosse per l’accusa in sé o al pensiero di mettersi alle calcagna delle notti fassiniane, ma questo non cambia la sostanza. E la sostanza è che se il Giornale è del fratello del presidente del Consiglio e certo non lo nega, l’Unità è del Pd, epperò nega. Dice infatti la De Gregorio che il suo editore, tal Soru Renato, non è uno sconosciuto, è vero, «è l’imprenditore che ha inventato Tiscali», e giura: macché Pd, io sono indipendente. Omette di dire, la De Gregorio, che Soru è stato governatore della Sardegna: non da indipendente, ma col Pd. E mica ci passava per caso, nel Pd, visto che dal 2007 è nel «Comitato dei 45» che riunisce i leader democratici.
Quando s’è comprato l’Unità, evitando l’ingresso del «nemico» Angelucci già editore di Libero e del Riformista, Soru ha annunciato che avrebbe rinunciato ai finanziamenti pubblici, guadagnandosi il plauso di Beppe Grillo. Era il 5 giugno 2008. Nel 2009 i contributi sono arrivati lo stesso: 6,4 milioni contro i 3 del Secolo d’Italia e i 4 della Padania, comunque il contributo più alto in assoluto. Ma era giusto, perché i soldi arrivano l’anno successivo per il precedente. Sul 2010, ancora non è dato sapere quali siano stati gli stanziamenti del governo. Di certo c’è che la rassegna stampa sulle ipotesi di tagli ai contributi pubblici dal 2008 in poi tira sempre in causa anche l’Unità fra gli altri organi di partito a rischio chiusura per il danno economico. E a raccontare il condizionamento che l’Unità subisce, eccome, dal Pd, si potrebbe scomodare il fatto che la stessa Concita fu nominata, con Soru già editore, dall’allora segretario Walter Veltroni, stanco di venire pungolato da un sempre più scomodo Antonio Padellaro, che dal nuovo direttore venne persino censurato quando pubblicò un libro affatto tenero col centrosinistra.
Ma su tutto, a fugare ogni dubbio c’è quello che lo stesso Comitato di redazione dell’Unità ha messo nero su bianco non tre anni fa, ma il 22 settembre scorso. «Cari amici, cari compagni» esordisce la lettera con cui il Cdr esprime preoccupazione per l’annunciata volontà da parte dell’editore di chiudere le cronache locali di Emilia Romagna e Toscana «con conseguenti 11 eccedenze di personale giornalistico». È indirizzata ai gruppi parlamentari del Pd, quella lettera. Il Cdr chiede «un incontro urgente con i capigruppo del Pd, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, e gli uffici di presidenza» per «parlare del giornale, a cui voi contribuite attraverso il finanziamento pubblico». Se lo dicono loro, forse la De Gregorio non li potrà smentire.
Resta da annotare che, a proposito di schiena dritta, dopo aver rumorosamente annunciato il famigerato dossier anti Emma del Giornale, ieri l’Unità non ha scritto una-riga-una sul fatto che quel dossier era composto proprio di articoli dell’Unità e di altre testate anti-berlusconiane, scherzetto. Quindi, ricapitolando: se sei stipendiato da Berlusconi fai dossier, se sei stipendiato dal Pd fai inchieste. Antonio Gramsci era sardo come Soru, ma forse dissentirebbe.