Ecco le cinque creature più belle degli abissi

Pesci? Per nulla: i delfini sono mammiferi come noi. Quando nuotano sott’acqua trattengono il fiato, perché non riescono (come fanno i pesci) a respirare filtrando l’ossigeno contenuto nell’acqua. Devono infatti riemergere ogni due minuti, per prendere un’altra boccata d’aria. E poi tornano a immergersi. Riescono, invece, a sopravvivere abbastanza tranquillamente fuori dall’acqua, anche per periodi di tempo abbastanza lunghi.
La loro pelle è liscia e gommosa: merito dello strato di grasso immediatamente sottostante, che isola il corpo del delfino dalla bassa temperatura dell’acqua. Ma sotto allo straterello di grasso si nasconde un corpo tutto muscoli, da vero nuotatore: la sua potentissima coda lo fa muovere a una velocità media di 10-15 chilometri all’ora, ma gli permette anche scatti a 40 all'ora se deve raggiungere una preda, o sfuggire a un pericolo. E altissimi balzi fuori dall’acqua: il record di salto in alto, per un delfino, è di circa sei metri. Non è un animale pauroso: e anche se non ha zanne taglienti e affilate, come gli squali, non esita a difendersi se è necessario. Per farlo usa il muso, fatto a becco, durissimo e capace di fratturare anche l’osso più robusto, e decisi colpi di coda.
Come si orienta nel mare? Usa un sistema che gli uomini hanno dovuto copiare, quando hanno cercato di popolare i mari con i loro sommergibili: il sonar. Per capire le caratteristiche del luogo dove si trova il delfino emette un suono secco, un forte e rapido «click». Quando il suono raggiunge un oggetto, vicino o lontano, vi rimbalza sopra e torna indietro. L’eco raggiunge di nuovo il delfino, che lo interpreta e determina la distanza dell’oggetto. Interpretando insieme tutti gli echi provenienti dall’ambiente circostante, usando una tecnica che non possiamo nemmeno immaginare, il delfino costruisce una mappa di quello che lo circonda. Prede comprese: i delfini utilizzano questo metodo per cacciare seppie, polipi e pesci.
Le loro lontane antenate, milioni di anni fa, erano animali terrestri. Oggi, invece, le tartarughe marine si sono adattate bene alla loro vita nell’ambiente liquido: il loro corpo snello e le pinne potenti permettono loro di nuotare velocemente e coprire lunghe distanze. Come i delfini, non possono respirare sott’acqua, ma devono riemergere. Se riposano muovendosi lentamente, possono restare sott’acqua anche per due ore. Quando invece sono a caccia, lo devono fare frequentemente, ogni cinque o sei minuti.
Le tartarughe marine sono carnivore. Mangiano pesci, meduse, molluschi, persino uccelli. Qualsiasi protezione o corazza per loro non è un problema: il loro fortissimo becco può spezzare anche la conchiglia più robusta. Vivono la maggior parte della loro vita nuotando nell’oceano: solo le femmine adulte devono tornare a terra, periodicamente, per deporre le uova. Ma non scendono sulla prima spiaggia disponibile: spesso viaggiano per centinaia di chilometri per trovare il posto giusto. Perché? La teoria degli scienziati è molto suggestiva: secondo alcune ricerche, le tartarughe tornano nella stessa spiaggia dove sono nate, usando un sistema di orientamento misterioso ma efficacissimo. Una volta giunte a destinazione, le femmine scendono a terra per deporre le uova: scavano una buca nella sabbia morbida e vi collocano 200 uova della grandezza di una piccola arancia. Poi ricoprono la buca e lasciano la spiaggia. Dopo 50 giorni, le uova si schiudono: le piccole tartarughe, che non hanno mai visto il mondo, obbediscono al richiamo del mare e corrono velocemente verso le onde. I predatori le attendono: delle 200 uova deposte, solo poche sopravvivono. Una volta giunte in mare, le tartarughe iniziano una vita lunga e difficile. Se sono fortunate, possono vivere anche 100 anni, e pesare anche 500 chili.
Uccelli? No, pesci. Ma piccoli, lunghi e snelli, i pesci volanti possono essere facilmente scambiati per animali dotati di penne e piume: perchè, per sfuggire a un predatore o a un nemico, possono spingersi fuori dall'acqua con qualche veloce colpo di coda e poi, aprendo le loro larghissime pinne laterali e usandole come ali, mantenersi in volo nell'aria anche per 100 metri. Vivono nelle acque oceaniche, un po' in tutto il mondo, e si nutrono soprattutto di piccoli crostacei.
Ha le ali come i pesci volanti: ma esce molto raramente dall’acqua. Anche perché pesa più di una tonnellata, ed è lunga più di 6 metri. È il pesce diavolo, o manta: ma nonostante questo nome minaccioso, è uno degli animali più pacifici e inoffensivi che popolano il mare. Tanto da permettere all’uomo di avvicinarsi e accarezzarla, e in diversi casi anche di aggrapparsi al suo enorme corpo per una incredibile cavalcata. L’unica sua arma è la coda, ricoperta di spine e molto rugosa, ma la manta la usa raramente e solo quando è seriamente minacciata.
Il nome manta viene dalla parola spagnola, che significa «mantello». E in effetti la manta sembra proprio un grande mantello quadrato adagiato sull’acqua. Nuota lentamente nelle acque dei mari tropicali, continuamente mangiando piccoli crostacei con la sua bocca a filtro, di solito insieme a un altro animale della sua razza. A volte, probabilmente per gioco, si scuote improvvisamente dalla sua andatura lenta e elegante e si lancia verso la superficie: fa un salto fuori dall’acqua, poi ricade e riprende il suo cammino.
Rami dai colori incredibilmente vivi, fiori delicati ed elegantissimi: il corallo sembra davvero una pianta abituata a vivere sott’acqua. E invece è un animale, un carnivoro, che vive in grandi gruppi e da solo si costruisce la casa. È, più precisamente, un polipo, che vive in un cilindro calcareo aperto a un’estremità. Attorno a questa alcuni piccoli tentacoli pungenti catturano le prede, che vengono poi portate all’interno del cilindro per essere ingoiate e digerite. I cilindretti calcarei dove i piccoli polipi vivono si fondono l’uno con l’altro, formando i caratteristici «rami»: possono assumere diverse forme e avere molti colori, dal rosa pallido al nero profondo. Il più pregiato è di un bel colore rosso acceso, ed è usato fin dall’antichità per creare gioielli e monili. Oggi, però, è in via di estinzione: cercato dagli appassionati di tutto il mondo per il suo valore come gemma, il corallo sta lentamente sparendo da diversi mari. E comunque si trova a profondità sempre maggiori, dove è più difficile trovarlo.
Questo viaggio tra gli animali più caratteristici del mondo marino non sarebbe completo senza le conchiglie. Cosa sono? Semplicemente, le case di animali molto teneri (i molluschi) che per potersi difendere dai predatori hanno imparato a costruirsi un riparo durissimo filtrando i Sali minerali contenuti nel mare. E usandoli per circondarsi, lentamente, da un robusto guscio. Si proteggono con una conchiglia molti animali: la vongola, la tellina, l’ostrica. Ma il più grande di tutti è senza dubbio la tredacna gigante, il più grande mollusco vivente. La sua conchiglia può pesare più di 300 chili e raggiungere il metro e mezzo di diametro. Per sopravvivere la tredacna ha sviluppato una strategia davvero unica: vive in coppia. Insieme a lei c’è sempre un piccolo crostaceo che, all’avvicinarsi di una preda (o di un pericolo) avverte la tredacna con un piccolo pizzicotto. Il mollusco chiude le sue robuste valve e la preda è fatta prigioniera. Può superare il secolo di vita.
Sulla terraferma abbiamo erba, cespugli, alberi. Ma anche l’ambiente sottomarino ha la sua vegetazione: le alghe. Definirle è molto difficile. Sono alghe le migliaia di piccoli organismi vegetali microscopici, che popolano qualsiasi ambiente umido terrestre. Ma è fatta di alghe anche la vera e propria vegetazione che colora il fondo dei mari, o che vive in grandi colonie sulla sua superficie. Alcune alghe hanno radici come l’erba, restando saldamente attaccate al fondo: altre invece vivono come semplici «foglietti», trascinate dalla corrente e dalle onde, e si nutrono della luce del sole. Di qualunque tipo siano, meritano molto rispetto: sono organismi antichissimi, che popolano i mari da più di 2 miliardi di anni. L’alga più grande? Il kelp, lungo anche più di 70 metri e capace di crescere anche di 50 centimetri in una sola giornata.
(5. fine)