Ecco la clinica per i malati di musica

Un istituto di rocovero per orchestrali. Per curare i numerosi malanni che affliggono chi suona e che spesso sono vissuti in gran segreto. «Perché nelle scuole di musica e nei conservatori si insegna solo a suonare, ma non a prevenire i problemi da errata postura»

Milano - Milano è sempre stata sospettosa con chi fa il musicista di professione: in questa città siamo tutti un po' calvinisti e suonare non è considerato un lavoro vero e proprio. Figuriamoci, poi, sostenere che chi suona può andare incontro a «incidenti sul lavoro»! Eppure Robert Schumann, preso dal suo sogno di perfezione, a forza di esercitarsi al pianoforte per migliorare l'agilità e la potenza del quinto dito, rimase paralizzato all'anulare della mano destra.

Succede più spesso di quanto non si creda che importanti carriere musicali conoscano spaventosi naufragi a causa di malattie, conseguenza dell'errata posizione del corpo rispetto allo strumento. «Quando gli Dei vogliono colpire, sanno dove colpire», disse una volta Leon Fleisher a un intervistatore. Nel 1965, ad appena 37 anni di età e all'apice della sua fortuna, il grande pianista americano fu colpito da una patologia neurologica chiamata «distonia focale» che gli immobilizzò completamente due dita della mano destra per molti anni.

Dicevamo del difficile rapporto tra la musica e Milano. Eppure all'interno dell'Istituto di ricovero e cura S. Maria Nascente (Fondazione Don Gnocchi, via Capecelatro, 66) opera dal 2004 un ambulatorio fisiatrico che studia e cura proprio le patologie di cui soffrono i musicisti. In Italia ci sono solo altri due istituti simili, uno a Bari e l'altro a Firenze: pochissima cosa in confronto ai numerosi malanni che affliggono chi suona e che spesso sono vissuti in gran segreto: dai denti storti e dall'enfisema polmonare cui possono andare incontro i flautisti, ai dolorosissimi strappi dei muscoli delle guance nei trombettisti, alla scoliosi dei chitarristi, al male di schiena e ai crampi muscolari dei pianisti.

«Al momento stiamo curando 282 musicisti afflitti da vari disturbi. Perché nelle scuole di musica e nei conservatori si insegna solo a suonare, ma non a prevenire i problemi da errata postura».
Chi parla è Rosa Maria Converti, medico fisiatra, già allieva del professor Alfredo Musajo-Somma che è stato il primo in Italia a organizzare una clinica per musicisti a Bari. Dopo una carriera divisa tra studio della medicina e studio della musica (la Converti è arpista diplomata ma ha abbandonato le sette note dopo il giuramento di Ippocrate e dopo che i suoi colleghi d'orchestra avevano cominciato a confidarle i propri acciacchi), la giovane fisiatra è venuta a Milano dove ha fondato l'ambulatorio «Sol Diesis» che è convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Tra i suoi pazienti figurano anche i musicisti dell’Orchestra Verdi e i 135 professori dell’Orchestra della Scala.

A parlare con lei e con la dottoressa Marina Ramella, che assieme ai terapisti Laura Negri, Marta Bongiana e Ingela Johnson formano lo staff dell'ambulatorio, si scopre che non è poi molta la distanza tra strumento musicale e strumento di tortura. «La vita degli orchestrali – svela la Converti – è molto stressante: prove, concerti, registrazioni, insegnamento, spostamenti. Oltretutto i compositori contemporanei fanno a gara nel produrre opere sempre più impegnative da eseguire. Tutto questo, sommato alla continua ricerca della perfezione esecutiva, provoca nei musicisti stati cronici di tensione psico-fisica».

Del resto i dati raccolti nei quattro anni di attività dell'ambulatorio parlano chiaro: esiste almeno una alterazione posturale che può sfociare in malattia vera e propria nel 52 per cento dei musicisti visitati. Da questi malanni non si salvano neppure i direttori d'orchestra: «Molti di essi – dice la dottoressa Ramella – sviluppano la cosiddetta sindrome del trapezio: spalle doloranti per la tensione muscolare e coinvolgimento delle vertebre cervicali».

Nell'ambulatorio «Sol Diesis» naturalmente non mancano gli strumenti musicali: solo l'osservazione del musicista durante la sua performance è in grado di suggerire agli specialisti la terapia preventiva o riabilitativa più adatta, anche mediante la creazione di particolari tutori da applicare alle parti interessate da tendiniti, epicondiliti e affini. Tutto scientifico, programmato, elaborato al computer e ben distante dai «rimedi della nonna» che a volte praticano i musicisti. Si pensi che Enrico Caruso e Luciano Pavarotti, tanto per ricordare due grandi maestri, affidavano le preziose ugole rispettivamente a una aringa e a una mela asprigna prima di ogni concerto.