Ecco cosa cambia se passa il nuovo sistema

da Roma

Lo scontro sulla riforma dei contratti non è politico. A fronteggiarsi sono due concezioni diverse dei rapporti economici tra aziende e sindacati. Quella della Cgil. Secondo Confindustria, ma anche Cisl e Uil il primo sindacato del Paese ormai chiede il ritorno alla scala mobile, cioè a un meccanismo che faccia aumentare automaticamente gli stipendi al crescere dell’inflazione. Poi c’è l’altra impostazione, quella che vuole cambiare la contrattazione legando l’aumento delle retribuzioni alla produttività. Un modo per non appesantire le aziende in difficoltà e, allo stesso tempo, redistribuire la ricchezza, ma solo quando viene prodotta. Questo modello si realizza rafforzando la contrattazione tra lavoratori e datori a livello di azienda o locale. La proposta messa in campo da Confindustria prevede comunque un meccanismo per far recuperare l’inflazione, attraverso un indicatore e una garanzia per i lavoratori che non hanno un integrativo aziendale.