"Ecco cosa ho detto a Eluana mentre la vedevo spegnersi"

Il dilemma dell'infermiera. La caposala, consigliere Pd, ha condiviso la scelta di togliere il sondino: "Ma non ho mai smesso di parlarle. Mi rivolgevo a lei come si fa con un bimbo, nella forma più semplice"

Scappando via in anticipo, stanca di sentirci, Eluana ha lasciato in scia un polverone denso e tossico, che richiederà un lungo tempo prima di diradarsi del tutto, se mai si diraderà. Dibattito politico come guerra di crociata, inchiesta giudiziaria come resa dei conti goffa e fuori tempo massimo. A questo, purtroppo, sembrerebbe ridursi il dopo-Eluana.
Improvvisamente, però, da questo polverone affiora come una timida luce la testimonianza di una donna friulana, l'infermiera caposala che con scelta volontaria, assieme ai colleghi, ha accompagnato Eluana nelle ultime ore. Si chiama Maria Marion, è anche sindacalista e consigliere comunale Pd a Udine: le sue parole e i suoi stati d'animo sono consegnati al Gazzettino.
In apparenza può sembrare una normale intervista giornalistica, una delle tante a margine di questa storia interminabile. In realtà, è la più sublime rappresentazione di tutto quello che nelle ultime ore di Eluana molti italiani hanno provato, anche a tanti chilometri di distanza: una tenera e sconvolgente miscela di dubbi, un irrisolvibile contrasto tra sentimenti e idee, tra ragionamenti ed emozioni. In quella stanza, la caposala ha raccolto su di sé il dilemma insondabile che tanti, fuori, hanno vissuto nel silenzio, sovrastati dai beati detentori di certezze inconfutabili. Per alcune, lunghissime, interminabili ore, Maria ha dondolato come molti di noi sull'altalena perpetua tra cuore e ragione.
Che le diceva la ragione? La sua ovviamente stava dalla parte di Beppino, non a caso s'era offerta volontaria. «Una scelta personale di cui avevo parlato in casa e con amici molto cari: nella mia professione bisogna stare vicino alle persone e dare priorità al loro bisogno, espresso o dedotto. Ma avevo paura di non essere all'altezza, non sapevo quali sarebbero state le mie reazioni. Poi, quando ho visto Eluana, ho pensato: cavolo, come si fa a portare una creatura a questi estremi? Mi sono detta: devi fare quello che puoi per lasciarla andare...».
Ma la ragione non arriva ovunque. Fosse così semplice, con la ragione dissolveremmo velocemente tutte le nostre pene. Purtroppo o per fortuna, sotto le nostre categorie più rigorose e più logiche, covano sempre le cosiddette ragioni del cuore. Di fronte a Eluana, Maria non riesce ad essere una gelida caposala che svolge semplicemente le proprie mansioni tecniche. Eluana è un vegetale, ma la vita non è un processo così semplice e meccanico, vero Maria? C'è il cuore, ci sono le maledette e meravigliose ragioni del cuore, a rendere tutto più penoso, più doloroso, più complicato... E che dice il cuore, in quelle strane ore, nell'ultimo limbo di Eluana? «La mia assistenza riguardava igiene, postura, eccetera... Ma tutti noi ci siamo ritrovati a parlarle molto. La guardia giurata mi sentiva e si stupiva. Ho letto cose mie, anche leggere: mi sembrava giusto che in quella stanza ci fossero delle voci...».
Dolore, rispetto, amore: per una persona che non c'è più, o forse c'è in un altro modo. Anche Maria, la volontaria della morte per sentenza, è in preda agli stessi sentimenti provati dalle suore di Lecco. Lei laicissima, decisa a staccare l'ultimo sondino, loro religiosissime, pronte a non staccarlo mai: eppure tutte accomunate nella stessa distesa di sconfinata pietà, com'è giusto che sia.
L'idea di cambiare idea non sfiora mai Maria, ma questo non significa nulla. Davanti al letto, continua a considerarla un'Eluana pienamente dignitosa. Così l'ultimo ricordo: «L'avevo salutata il sabato mattina, andando via dopo una notte con lei. Ciao, le ho detto, ci vediamo presto. Ma se decidi di lasciarci, fai bene... In certe situazioni si finisce per parlare come si fa con i bambini, nel modo più semplice...».
Eluana decide davvero di lasciarci in anticipo, Maria si precipita nella sua stanza pochi minuti dopo. «Ho ringraziato Dio per averci messo una pezza lui, mente fuori c'erano quelli che urlavano...».
Già, là fuori. Lo strano mondo degli ultrà, con le sue pulsioni incontrollate, le sue baraonde rissose, i suoi tafferugli smodati. Tutta quella gente così ferocemente armata di letali certezze...
Anche l'infermiera caposala Maria ne aveva una, che non ha cambiato. La ragione la porta ancora oggi a condividere le parole di Paolo VI, quando scrive che «nella fase terminale di una malattia incurabile, il dovere del medico è impegnarsi ad alleviare le sofferenze, non prolungare il più a lungo possibile, con qualsiasi mezzo, una vita avviata naturalmente verso il suo epilogo».
Così dice a Maria la sua ragione. Ma la ragione non le ha impedito, in quelle ultime ore, di trattare Eluana come una bambina dolcissima e indifesa. Perché questo, semplicemente, le chiedeva il cuore.