Ecco la cricca di cartache "protegge" Nichi Vendola

Il racconto di un giornalista attaccato e diffamato dal governatore Tutte le sue querele contro il presidente pugliese sono state archiviate

Caro direttore, il vostro artico­lo che denunciava la «cricca di Vendola», è solo uno dei tanti «in­croci pericolosi» che vedono pro­tagonista il governatore pugliese. A me è capitato diverse volte, mio malgrado, di finire al centro di que­sto incrocio. Due vicende esem­plari aiuteranno a capire meglio.

La prima. Per il mio giornale, il Corriere della Sera , scrivo che la giunta Vendola incarica un con­sorzio guidato dal gruppo Marce­gaglia di realizzare in Puglia alcu­ne discariche, tra le quali una a ri­dosso di un sito neolitico. Non ven­go querelato, né smentito. Ma quando sul litorale di Brindisi vie­ne trovata una finta bomba con un messaggio di protesta per un depu­ratore non realizzato, Vendola co­glie al balzo l’occasione e a reti (Rai) unificate pronuncia una «fa­twa » gravissima: dice in sostanza che il mandante morale di quella bomba sono io. Lo querelo. Ma passano due anni e mezzo e non succede nulla. Presento un espo­sto alla procura generale di Bari, chiedendo che, come vuole la leg­ge, il caso venga avocato dal procu­ratore generale a causa dell’iner­zia nell’­esercizio dell’azione pena­le da parte del pm a cui era stato as­segnato.

Improvvisamente, quel pm si fa vivo, tira fuori dal cassetto la querela e dice che deve astener­si perché lei (è una signora) è mol­to amica di Vendola. Il pm è Roma­na Pirrelli in Carofiglio (pm an­ch’egli e senatore Pd). La vicenda finisce dunque sulla scrivania del procuratore capo, Emilio Marza­no (ora in pensione, di area Ds), il quale chiede l’archiviazione (ma va?) con una motivazione a dir po­co fantastica: «È vero che Vendola ha gravemente diffamato Vulpio ­dice il procuratore - ma Vulpio lo ha provocato». Sì, hai capito bene, pur non avendo ricevuto querele e smentite, il mio diritto di cronaca e di critica garantito dalla Costitu­zione è diventato «provocazione». La seconda vicenda si svolge nel pieno dell’inchiesta sui disastri della Sanità pugliese. A Vendola non erano piaciute le cose che ave­vo scritto sull’argomento.Ma poi­ché erano cose vere non ha potuto querelarmi, né smentirmi. E allo­ra, interrogato dal pm Desireé Di­geronimo, mi tira in ballo senza ra­gione e con un livore senza eguali, e nonostante sappia bene che so­no incensurato, mi definisce «no­to diffamatore professionale». L’atto giudiziario viene pubblica­to da quasi tutti i giornali e finisce su tutti i siti web. Questa volta, ol­tre a querelarlo, poiché pure lui è un giornalista, lo deferisco anche all’Ordine dei giornalisti della Pu­glia.

Sì, lo stesso di cui parlate nel vostro articolo, proprio quello pre­sie­duto dalla moglie del capo di ga­binetto di Vendola.L’Ordine,esa­minati gli atti, archivia. Avrebbe fatto lo stesso a parti invertite, se fossi stato io a definire Vendola «noto diffamatore professiona­le »? Ah, saperlo... In ogni caso, c’è sempre la querela. Di cui si occupa il procuratore aggiunto di Bari, An­namaria Tosto. La quale chiede l’archiviazione con un’altra,mera­vigliosa motivazione: sostiene, la pm, che le parole di Vendola non possono considerarsi diffamato­rie, poiché il sottoscritto ha subito molti procedimenti per diffama­zione (che poi non sia mai stato condannato, è per la pm un detta­glio), dando così a Vendola «licen­za di uccidere» con tutte le parole che vuole. Adesso, attendo la pro­nuncia della Camera di consiglio sulla mia opposizione all’archivia­zione.

Intanto, tacciono tutti. Dai «pa­ladini » della libertà di stampa e di espressione alle ronde anti-bava­glio, dall’Ordine dei giornalisti na­zionale alla Federazione naziona­le della stampa, il cui presidente, Roberto Natali, ha recentemente fatto passerella accanto a Vendo­la, elogiando i giornalisti che ne elogiano le gesta: l’ Istituto Luce , al confronto, è il New York Times .