Ecco il "day after" di Walter: nel Pd rimane tutto come prima

Il leader ripete: "Voglio un partito sano e perbene, fuori i capibastone".
Ma persino l’<em>Unità</em> e <em>Repubblica</em> non ci credono: il colpo d’ala non c’è. D'Alema ridimensiona la critica, ma avverte: il rilancio spetta al capo<br />

Roma - «Innovazione o morte», ha detto aulicamente Walter Veltroni nella direzione che avrebbe dovuto scandire la rinascita del Pd.Mauscito dai confini del partito, questo imperativo non è apparso credibile. La prima staffilata - forse a sorpresa - il giorno dopo è arrivata dal quotidiano teoricamente più vicino al Pd, l’Unità di Concita De Gregorio. Che la mattinata in cui si aprivano i lavori della direzione aveva espresso un auspicio in forma di metafora computeristica («Riavvia», con la schermata di un sistema operativo che deve essere riacceso). E che ieri invece, piazzava in prima pagina la terrificante clessidra che segna le operazioni lente, o drammaticamente ingolfate quando un computer va in bomba: «Caricamento in corso».

Una clessidra accompagnata da un editoriale prudente, che però partiva da constatazioni innegabili, forse persino da una punta di delusione: «Chi si aspettava un gesto d’imperio è rimasto deluso, certo. Non c’è stata la cacciata dei mercanti dal tempio». Stesso concetto, espresso in maniera ancora più netta dall’altro quotidiano vicino al Pd, La Repubblica. Sulla prima pagina del quotidiano di largo Fochetti, il vicedirettore Massimo Giannini scriveva: «Il colpo d’ala ancora non c’è». Insomma, sono gli osservatori più simpatetici che non credono alla svolta. Scrive Giannini: «Dopo tre mesi di lotte interne al quartier generale, dopo la disfatta del voto in Abruzzo, e dopol’ondata di avvisi di garanzia che ha investito le giunte di centrosinistra di mezza Italia, dal leader del partito riformista di massaci siaspettavano risposte chiare e nette su almeno tre fronti».

Quali? Secondo La Repubblica i temi aperti erano la questione morale, la modernizzazione economica e le alleanze. Giannini è parzialmente deluso su tutti e tre i temi. In particolare sulla legalità: «Non è moltissimo per un leader che in questi mesi avrebbe dovuto affrontare con qualche atto di forza posizioni francamente insostenibili». E lui, il segretario? Ieri è andato all’assemblea degli under 40 del Pd a ripetere: «Vogliamo un partito sano» e «aperto al rinnovamento». Senza «capibastone» e dove le correnti siano un «male da combattere». Perché «preferisco perdere voti che avere dentro il partito dei capibastone».

Ma altri under 40, i dieci che in direzione avevano presentato una mozione che chiedeva il rafforzamento delle primarie e il rinnovamento delle liste per le europee (che a loro detta non possono essere ridotte a sede di «pensionamento») sono molto meno soddisfatti. Loro, dieci tra i più giovani membri della direzione, da Luca Sofri aMario Adinolfi, da Giovanni Bachelet a Cristina Comencini a Nando Dalla Chiesa, pensavano che sarebbe stato un indirizzo politico gradito al segretario. E invece Veltroni e Dario Franceschini - proprio nelle battute finali della direzione - hanno chiesto fino all’ultimo di non presentare al voto il testo («Ritiratelo! Ritiratelo!», ripeteva il numero due del Pd) sostenendo che era stato già recepito.

Stessa argomentazione per quello ancora più netto di Marco Follini (che chiedeva la rottura immediata dell’alleanza con Di Pietro). Inutile dire che non erano stati recepiti né il primo né il secondo. E così, l’ultima immagine della direzione, è la selva di mani che si leva per bocciare le due mozioni, seguendo le indicazioni della segreteria. L’ultimo dettaglio paradossale, neldayafter,èquellodiMassimo D’Alema. Che sui giornali de ieri dominava le prime pagine con la sua espressione al vetriolo, quella che stronca il nuovo corso del Pd definendolo «Un amalgama non riuscito». Veltroni repilica sostenendo che «l’amalgama c’è stato già alle elezioni e prima ancora alle primarie».

D’Alema, ha corretto il tiro: «La rappresentazione che taluni giornali danno della riunione della direzione del Pd appare sorprendente e distorta». E infatti spiega: «Al di là di valutazioni critiche» il vero risultato nuovo della direzione di ieri «è la convergenza su un documento unitario e il rinnovato mandato a Veltroni per rilanciare il progetto e l’iniziativa del Pd di fronte alla grave crisi del Paese e alla drammatica inadeguatezza del governo». Insomma: divisi come sempre, fra dalemiani e veltroniani. Ma senza che nessuno lo ammetta.