Ecco Desplechin l’«erede» di Truffaut

Ariela Piattelli

Era l’amore per la vita a muovere la macchina da presa di François Truffaut. Il cinema degli autori francesi non voleva descrivere la realtà, ma interrogarla per poi, forse, rivelarla. Era la lezione di Truffaut, Resnais, Rohmer, i «Grandi padri» di quella straordinaria stagione del cinema francese, una lezione che ha dato vita ad una nuova schiera di autori. Arnaud Desplechin è l’«enfant gâté» del cinema francese ed al suo lavoro è dedicata la terza edizione di «Printemps du nouveau cinéma français» intitolata «En tournant dans la compagnie d’Arnaud Desplechin», da oggi a venerdì (presso la Sala Trevi e l'Accademia di Francia-Villa Medici).
Si inizia con due proiezioni alla Sala Trevi che introducono lo spettatore nel mondo di Desplechin: alle 14 «Entretien con Arnaud Desplechin» di Yola Le Cainec, un’intervista al regista sulla sua concezione del cinema. Alle 15.30 «Unplugged - En jouant Dans la compagnie des hommes» di Desplechin un documentario sul lavoro con l’attore. Desplechin ha infatti l’abitudine di riprendere in video i suoi primi incontri con gli attori e questo film documenta il lavoro con gli attori prima delle riprese della commedia «Léo en jouant Dans la compagnie des hommes» (in proiezione alle 21). Alle 18 sarà la volta di «La Vie des morts», un film corale; una famiglia si riunisce in una vecchia casa di un piccolo paese dopo il tentativo di suicidio del cugino Patrick, di qui emergono le angosce, le confessioni dei partecipanti all’incontro. «Nei miei film - spiega il regista - i personaggi sono spesso presentati assieme alla loro famiglia. Questo probabilmente dipende dal modo in cui li guardo, dal fatto che ho l’impressione di conoscerli solo quando guardo la loro famiglia. E questo accade anche con gli amici, i collaboratori, o la fidanzata, per esempio. È divertente rendersi conto quanto si possa imparare, soprattutto quello che, altrimenti, resta nascosto». E dietro a un grande regista c'è (quasi) sempre un altrettanto grande sceneggiatore, che nel caso di Desplechin è Nicolas Saada. Domani è previsto infatti un incontro con Arnaud Desplechin e Nicolas Saada all’Accademia di Francia. Nel pomeriggio verrà poi proiettato alla Sala Trevi il primo lungometraggio di Desplechin, «La Sentinelle», che è valso al regista la nomination ai César come migliore opera prima e come migliore sceneggiatura originale. In anteprima nazionale sarà presentato (alle 17.30) «Rois et reine» con Catherine Deneuve (in uscita il 12 maggio). Un ottimo esempio di cinema antropologico dove si richiamano quei temi cari a Truffaut e a Rohmer: due storie parallele, quella di una donna che sta per sposarsi e quella di un uomo che viene rinchiuso per errore in un manicomio, si incrociano per caso. E di Truffaut si sente l’eco anche nel film di Desplechin «Esther Kahn» (sempre domani alle 21). Come nel film di Truffaut, la storia è quella di una selvaggia, una scimmietta come la chiamerà la madre, che diventa umana, non grazie alla parola, bensì al teatro. Venerdì, dopo «Comment je me suis disputé (ma vie sexuelle)» (alle 16) si terrà alla Sala Trevi un incontro con l’attrice, musa ispiratrice di Desplechin, Emmanuelle Devos.