Ecco come il disegno si è «emancipato»

In un’epoca in cui i linguaggi dell’arte sono fortemente contaminati dalla multimedialità e dalle nuove tecnologie, il disegno non ha perduto fascino anzi ha saputo rinnovare cifra e contenuti nelle nuove generazioni. Disegno come visione poetica, come simbolo, come appunto della realtà o semplicemente come segno primario di una progettualità interdisciplinare. Diciannove artisti portano la propria testimonianza alla mostra Segni - viaggio nel disegno contemporaneo che si svolge nello spazio Endemica (via Mantova 14), neonata galleria di Giulio Fabbrini. All’esposizione, curata da Mimmo Di Marzio, prendono parte giovani autori di diversa estrazione, sia coloro che utilizzano il disegno come fondamentale se non esclusivo mezzo espressivo, sia coloro che sono noti al pubblico per altri linguaggi ma che continuano a considerare il disegno un amore segreto o il punto di partenza imprescindibile dell’opera. Ma i lavori scelti per la mostra, che dura fino al 31 gennaio, vogliono anche rappresentare un interessante documento sullo stato della ricerca che vede nel disegno sempre nuove motivazioni stilistiche e la sintesi espressiva delle contaminazioni culturali, dei desideri e delle paure dei nostri tempi. Tra i nomi figurano artisti sia affermati che di nuova generazione, come Salvatore Astore, Carlo Cane, Marco Cirnigliaro, Cristiana Depedrini, Tamara Ferioli, Giovanni Frangi, Fabio Grassi, Andrea Guerzoni, Federico Guida, Pierre Yves Le Duc, Cristina Mandelli, Ada Mascolo, Barbara Nahmad, Alessandro Papetti, Roberta Savelli, Kinki Texas, Gosia Turzeniecka, Simone Zeni, Andrea Zucchi.
«Oggi il disegno - spiega Di Marzio - assume un’importanza rilevante. Il segno, sia esso non finito oppure ossessivamente narrativo, testimonia invece l’esigenza dell’uomo di soffermare, nero su bianco, lo sguardo sul proprio divenire, interpretando il mondo attraverso la metafora».
Su un piano squisitamente formale, invece, il disegno è il linguaggio che ancora oggi più di tutti è in grado di sintetizzare, quasi sempre con sottile ironia, le contaminazioni estetiche e culturali della civiltà contemporanea, mescolando realtà e fiction e assorbendo codici visivi di altre discipline, come il cinema d’animazione, il design, l’architettura e il web. Come cerca di evidenziare questa mostra, il disegno è oggi molto più che «il luogo del progetto, della prima elaborazione di ciò che poi l’opera diventa», ma vera «arte maggiore» che evolve continuamente. Su un piano tecnico, il disegno contemporaneo ha saputo rinnovarsi travalicando gli strumenti tradizionali come matita e carboncino e, attingendo a materiali e supporti più disparati - fino alla grafica computerizzata -, ha tuttavia mantenuto inalterata la potenza del proprio marchio.