Ecco Dolce brezza: Mediaset entra nella tv mediterranea

Il gruppo di Cologno partecipa al 25% in "Nessma", fondata nel 2007 a Tunisi dai fratelli Karoui. Afef madrina dell’alleanza. Confalonieri: "E' una rete commerciale rivolta a 10 milioni di persone"

Cannes - Una «dolce brezza» - nessma in arabo - ha spirato ieri sulla Croisette affollata di festivalieri, scelta per annunciare la partecipazione al 25 per cento di Mediaset, primo gruppo straniero, alla rete tv Nessma (www.nessma.tv), fondata a Tunisi nel 2007 dai fratelli Karoui: essi restano proprietari del 50 per cento; il restante 25 per cento è di Quinta Communications di Tarak Ben Ammar.

Spiegando alla stampa - più ospiti come Afef e Novella Calligaris - che Mediaset partecipa per cinque milioni di euro all’aumento del capitale azionario, Fedele Confalonieri ha descritto gli intenti del potenziamento di Nessma, che ha pubblico nel Magreb e anche nel resto del mondo arabo, grazie alla diffusione satellitare: su Arabsat 3-4 (26°E, freq. 11196 Mhz) e su Nilesat 102 (7°W. freq. 12207 Mhz9).

Attualmente su Nessma ci sono programmi in una lingua araba semplificata, comprensibile quindi in tutto il Magreb - dalla Mauritania alla Libia passando per Marocco e Algeria, oltre naturalmente alla Tunisia, nonostante le notevoli differenze di parlata in questi Paesi - e nei dialetti locali. E ci sono programmi in lingua francese. Non ne sono previsti ancora in lingua italiana.

Nessma è e resterà per ora pura tv d’intrattenimento; «l’informazione - ha detto Confalonieri - verrà introdotta se sarà giustificata dagli ascolti, proprio come è avvenuto in Italia per le maggiori reti private, che si sono affermate senza tg, molto costosi». Evocando gli albori delle reti Mediaset, allora Fininvest, Confalonieri ha proseguito: «Nel 1978 l’Italia passava un difficile momento economico e politico. Era l’anno del rapimento e dell’omicidio di Aldo Moro. La tv privata rompeva il monopolio pubblico, innovando la cultura popolare».

È lo stesso tipo di azione che ora si propone Nessma in un’area geopolitica prossima, che ha legami con i Paesi a nord del Mediterraneo per prossimità geografica e ampia emigrazione. «Sono - ha spiegato con forza Confalonieri - dieci milioni di persone, provenienti da un’area vicina ed estesa. Qualcuno vorrebbe metterci contro di loro, a dispetto di radici comuni come il retaggio romano antico (le più belle rovine sono nel Magreb), il monoteismo, ecc. E vorremmo che grazie a Nessma gli emigrati magrebini in Europa si sentano meno sradicati, soprattutto in un momento in cui l’Ue si chiude, quanto a rilascio dei visti per loro, dovendo assorbire l’immigrazione dall’Europa orientale».

Confalonieri ha poi ricordato che già in Tunisia si gira il film di Giuseppe Tornatore, Baaria. «La cittadina siciliana - ha sottolineato Tarak Ben Ammar - è stata largamente ricostruita per le riprese, rendendo possibile - coi suoi bassi costi - il progetto di C’era una volta in Sicilia, che in Italia non si sarebbe concretizzato».
Produttore franco-tunisino, fra le sue varie attività Tarak Ben Ammar ha anche la produzione cinematografica e ieri l’ha ricordato, evocando un bel frammento di storia del cinema recente, da Guerre stellari agli Avventurieri dell’arca perduta, da Pirati alla Traviata, da Hannibal Lecter alla Passione di Cristo. «Ho portato Lucas, Spielberg, Polanski, Zeffirelli, Webber, Mel Gibson a girare film nel Magreb. Inizialmente le troupe straniere assumevano personale del posto solo con mansioni marginali. Mi sono battuto perché nascesse un’atmosfera diversa, onde la gioventù del posto possa imparare i mestieri tecnici durante le riprese. Oggi uno dei più autorevoli tecnici che lavora con Lucas è un tunisino che ha cominciato così. E quando qualche arabo, cattolico, ebreo mi fa notare che non dovrebbe esser affar mio un film come La Passione di Cristo, io invece dico che lo è».
Inoltre Tarak Ben Ammar, che in Italia ha acquistato la casa di distribuzione Eagle, ha ricordato il legame con la società dei fratelli Weinstein. Dunque Nessma ne diffonderà i film, molto presenti da decenni in tutti i grossi festival, a cominciare da quello di Cannes.